Autore Topic: Figli dell'Ultima Alba XXIX - Capitolo 20: All'ombra di Naxxramas  (Letto 758 volte)

Sceiren

  • GM Rising Dradis Echoes
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  • Chi sono dei due? :D
    • Mai dire di no al panda!
Si ricomincia! E si ricomoncia col botto!
Vi auguro buona lettura nel primo capitolo del blocco relativo al più imponente attacco della storia di Azeroth!


20
All’ombra di Naxxramas


Il terreno iniziò a tremare non appena la luce esplosa dalla cittadella scemò.   La terra si sfaldò in diversi punti, le costruzioni abbandonate rimaste in piedi nei capi fuori dalla città dopo i primi scossoni crollarono, sfaldandosi quasi completamente e dai sempre più numerosi squarci nel terreno decine, centinaia di non-morti emersero sibilando.   
Le campane di allarme di Forte Guardiainverno echeggiarono nella valle e le porte della cittadina vennero serrate.  La popolazione si rintanò nelle proprie abitazioni pronte a combattere: poche altre volte le campane avevano suonato l’allarme e ogni volta nonostante le difese, le truppe al seguito di Kelthuzad erano entrate in città.
Nel quartier generale della resistenza vi era frenesia che rasentava il caos: dopo il segnale, i rapporti dalle sentinelle indicavano un sempre maggior numero di creature che si ammassavano nei Campi Morti e il fatto che non si lanciassero come sempre in ondate successive contro Guardiainverno era un chiaro segnale sulla strategia che avrebbero seguito. Un unico poderoso attacco in massa.
I numeri parlavano di centinaia di zombie emersi dal terreno con altrettanti scheletri guerrieri. In prossimità di quel che restava dell'insediamento dei contadini, fuori le mura, verso i Campi Morti, quattro giganteschi abomini avevano fatto letteralmente esplodere un’abitazione emergendo dal pavimento della stessa, mentre direttamente dalla cittadella migliaia di pipistrelli mutati fuoriuscivano squittendo e mano a mano che aumentavano di numero circondavano l’intera cittadella in un sudario in continuo movimento.   
Il comandante Lynore Spazzavento dava disposizioni su come uscire in superficie, su come disporre le difese e sul compito che avrebbe avuto la resistenza: di fatto tenere occupato il nemico fino all’arrivo dell’esercito.   Il problema principale era il dover organizzare il tutto un giorno e mezzo in anticipo sulla tabella di marcia: in buona sostanza il segnale era arrivato troppo presto.
- Le squadre saranno di 5 uomini! Zorik organizza! – ordinò l’elfa al nano che senza neppure rispondere prese a chiamare nome per nome i componenti dei gruppi indicando sempre il caposquadra.   
- Dobbiamo uscire insieme, non come al solito, le truppe sono troppo imponenti e rischieremmo di essere facilmente soverchiati.  Comandante, i tempi degli attacchi nell’ombra sono finiti: questa è guerra, una guerra di contenimento per giunta. – Dyanor fissava dritto negli occhi lucenti l’elfa che comprese il messaggio annuendo.
- Zorik, una volta che avrai costruito le squadre, dividile in tre gruppi e indirizza il primo gruppo all’uscita e gli altri due alle uscite di emergenza.  Lasceremo la base tutti insieme. –
- Riveleremo così la nostra posizione però. – protestò il nano.
- Se oggi falliamo non avrà più alcuna importanza. – sentenziò Lynore Spazzavento seria.
- Comandante! Comandante! – un paladino nella sua lucente armatura a piastre, pronto per la battaglia, gridando raggiunse il punto di comando.  I suoi occhi erano spiritati,  si era fatto strada senza troppi complimenti nel via vai di commilitoni e raggiunto l’elfa a capo delle operazioni si era messo sull’attenti.
- I quattro, comandante, i quattro sono in superficie! –

* * *

Erano comparsi dal nulla, proprio sotto la cittadella, teletrasportati dalle loro sale direttamente sul campo di battaglia.  I quattro cavalieri della morte, in groppa ai loro possenti frisoni, non-morti anche loro, erano immobili.   Erano leggende, lo erano stati in vita ed ora, da morti, erano temuti ancora di più.   Avevano mantenuto tutta la loro capacità di combattimento, i propri talenti, le proprie motivazioni.  Tutti li conoscevano nelle Northerend e tutti li temevano.
La prima, la più esterna sulla sinistra, era Lady Blaumeux. Il suo cavallo da guerra, scheletrico come quello di tutti gli altri cavalieri, era ornato da una gualdrappa blu scura rifinita con fantasie dorate.   Come le altre cavalcature, il petto delle bestia così come i fianchi e le zampe anteriori erano protetti da bardature a piastre che culminavano a destra e sinistra con due teschi cornuti mentre al centro, proseguendo morso e briglie, un enorme medaglione romboidale con al centro una grossa ametista.  Anche gli zoccoli erano ornati con una lucente ametista, anche se più piccola, la quale rilasciava sinistri e minacciosi bagliori. 
La non-morta, il cui viso era celato fino al naso da un pesante turbante blu come le bardature della sua cavalcatura, teneva i suoi occhi rossi puntati verso la fortezza di Guardiainveno, la fissava, contemplava, messa al centro delle affilate corna ricurve del suo cavallo.   
Si diceva che prima di passare al nemico, Lady Blaumeux fosse una paladina valorosa e implacabile, tuttavia del suo passato si sapeva ben poco, mentre del suo presente fin troppo.  Nel suo stato di non-morta aveva il potere di comandare le ombre e si diceva torturasse le anime che strappava alle sue vittime per l’eternità.
Al suo fianco, su una cavalcatura identica, se non fosse per i colori che richiamavano la piaga stessa, un verde rilucente con finiture dorate, seguiva Thane Korth’azz, anch’egli un paladino in vita, un nano al seguito di Uther.  Era rinomato per la sua fede e forocia nel perseguire i non-morti nelle Lande Infette Orientali, anche dopo la morte del paladino suo mentore, quando è stato uno dei componenti trainanti dei cavalieri della Mano d’Argento. Il suo fervore, la sua furia, non erano stati intaccati dalla morte, anzi, erano stati amplificati ed infatti si diceva che Thane riuscisse a scatenare contro i suoi avversari le fiamme dell’inferno, alimentate dalla sua ira.
Stessa cavalcatura, ma tutt’altro portamento invece il terzo cavaliere, un cavaliere che aveva portato terrore e distruzione nel vecchio mondo e che ora, nelle Northerend, stava costruendo una analoga, triste leggenda.  Era un barone, da vivo, ed ora, anche da morto, tutti i viventi si riferivano a lui con quell’appellativo, con quel titolo.  Il Barone di Stratholme, il Barone Rivendare.   Viola e blu i suoi colori, quasi privo di armatura e per questo fluido nei movimenti più di quando era in vita.  I suoi lunghi capelli bianchi, raccolti in una coda, ondeggiavano pigramente sul suo mantello blu scuro mentre come gli altri la sua attenzione era catturata dalla cittadina che avrebbe presto conquistato.
Infine, chiudeva la fila un altro paladino, unico nel suo genere però, perché rispetto agli altri, si diceva sia anche nella non-morte sia riuscito a resistere alla corruzione di Kelthuzad mantenendo quindi la propria fede.  Ciò nonostante, pur consapevole delle proprie azioni, non era in grado di opporsi alla volontà del Lich Lord  e questo lo rendeva probabilmente il più pericoloso dei quattro: implacabile come il non-morto che era diventato, ma ancora pienamente in grado di richiamare il potere della luce per perseguire gli scopi che gli venivano imposti.   Su cavalcatura bardata di tutto punto e da gualdrappa completamente bianca, Sir Zeliek era il più imponente dei cavalieri al seguito di Kelthuzad.  Di corporatura massiccia, troneggiava sulla sua cavalcatura e il suo elmo alato mescolava sacro e maledetto in una mistura che lo rendeva ancora più terrificante.  Il potere del male armato della lama più lucente: la fede.
I quattro restarono immobili per un po’, contemplando quello che sarebbe divenuto il campo da battaglia, poi quasi in parata, passo dopo passo, al suono echeggiante degli zoccoli dei quattro cavalli da guerra, iniziarono a muoversi.
Non appena ebbero lasciato la base dove si erano materializzati, dietro di loro, direttamente da Naxxramas, iniziò l’invio delle truppe terresti al loro seguito: prima un cavaliere della morte dalla lucente e vistosa armatura azzurra.  Il non-morto, estratta lo spadone a due mani dal fodero dietro la schiena, iniziò la sua marcia, mentre un numero infinito di creature comparivano alle sua spalle.

* * *

I cavalieri di Stormwind, con le loro armature scintillanti procedevano in prima linea al fianco di orchi cavalcalupo di Orgrimmar in un serrato assembramento di cavalleria davvero imponente. Procedevano al piccol trotto in decine di fila e con lance, i primi, e armi più corte, i secondi, pronti alla guerra. Subito dietro le macchine da guerra pesanti dei nani, i carri fortificati di Ironforge, decine e decine di carri.  Intorno ad essi, serpeggiando tra i carri evitando con un'agilità tutta elfica all'ultimo istante di essere schiacciati dai possenti cingolati, elfi della luna provenienti da Darnassus in groppa delle loro tigri dai denti a sciabola e gnomi in sella alle loro motorette da compatimento e nani in sella a possenti ram da guerra.  Dietro alla cavalleria ed alla linea di mezzana, il primo reparto di fanteria armati di arco e spada.  Una prima fila di massicci orchi e tauren, subito seguiti da diversi reparti di uomini ed elfi del sangue.  Infine i non morti, agili e letali.  Ai lati della fanteria, in fila indiana, maghi e stregoni di ogni razza e specialità mentre sacerdoti e paladini punteggiavano lo schieramento.
In lontananza la cittadella sospesa avvolta in una impenetrabile coltre scura, apparente immobile, ma tutt'altro che tale.   Korialstrasz aveva esplorato con la sua vista la cittadella ed aveva comunicato al generale Masters di cosa si trattasse... migliaia di pipistrelli mutati e gargoyle avvolgevano proteggendo la cittadella da attacchi diretti.   Kelthuzad era pronto.
Il gigantesco orco al comando della cavalleria di Orgrimmar avvolto nella sua armatura vermiglia affiancò il maestoso paladino al comando delle truppe umane.  La sua armatura dorata riluceva della potenza della fede che emanava.   I due condottieri erano due leggende nei rispettivi schieramenti e il rispetto e l'onore guadagnato fronteggiandosi per anni ora era un collante indissolubile: la voglia di primeggiare nel passato soverchiando l'avversario si era trasfigurata negli anni di alleanza nel desiderio di superare nella gloria delle azioni l'avversario di un tempo.  Così i due procedevano fianco a fianco, armati, ma non curandosi dell'altro come in passato, quanto della minaccia comune che li attendeva.
L'orco alzò il capo, fiutò l'aria, fissò le stelle, quindi si voltò verso il paladino al suo fianco il quale gli restituì una dura occhiata concentrata... prima di seguire la mano dell'alleato che si sollevava e facendo altrettanto.
Senza proferir parola, i due comandanti rallentarono la marcia fino a fermarsi.
- Lo senti Devin, non è così? Lo avverti nelle ossa scommetto... -
Il paladino abbassò la mano, si voltò risoluto a destra e a sinistra, osservò l'oceano di soldati e mezzi che lo seguiva, quindi fissò dall'alto del suo destriero bianco l'orco in groppa al gigantesco worg ed annuì grevemente.
- Sì, Brakgul, lo avverto... ormai.  La luce sarà la nostra forza, amico mio. -
- Forza e onore, amico. - poi digrignò i denti affilati e mentre la terra cominciò a tremare chiamò la carica.

* * *

Centinaia e centinaia di zombi e scheletri guerrieri emersero dal terreno, disponendosi in un muro di carne e ossa, aumentando di numero, continuamente.  Dalla cittadella, la coltre apparentemente immobile iniziò a sfaldarsi e in un sinistro fiume scuro sospeso, prese a scorrere letteralmente nel cielo in direzione delle forze alleate.  Migliaia di pipistrelli e gargoyle.   
Iniziò con una cometa infuocata che superò la cavalleria lanciata alla carica per esplodere impattando contro le miriadi di pipistrelli e gargoille che lasciato Naxxramas oscurarono le stelle e puntarono verso l'esercito che caricava come un'onda di marea il proprio nemico.  La prima palla di fuoco venne seguita da una seconda, una terza... poi una infinità di sfere infuocate, globi azzurri e gelidi come i ghiacciai delle Northerend e piccoli soli violacei più piccoli e numerosi colorarono il cielo in un surreale spettacolo pirotecnico.  Le formule dei maghi che salmodiavano i loro incantesimi si mischiò con ordini e passi di marcia delle centinaia di migliaia di soldati che procedevano verso lo scontro.  La prima linea avanzò guadagnando terreno rapidamente e raggiungendo le avanguardie di zombie e scheletri guerrieri falciandoli come fili d'erba. Subito dietro gli elfi in groppa alle loro tigri dai denti a sciabola si facevano strada tra i carri nanici procedevano più lenti, ma in una corsa inarrestabile, lanciati a tutta manetta alla massima velocità possibile.  Tra la prima linea di sfondamento e la seconda linea di invasione, la prima ondata di fanteria procedeva a marcia serrata pronta per lo scontro campale.
Poi le prime grida di dolore, quando dal cielo iniziò a piovere roccia fusa infuocata ed acido: le palle di fuoco che avevano impattato con i primi stormi di pipistrelli vampiro liberati da Naxxramas avevano fatto letteralmente esplodere questi ultimi e i loro frammenti infuocati avevano preso a cadere sul campo da battaglia come fossero armi d'assedio liberate da mura astrali.  I pipistrelli, tra l'altro, carichi di acido, erano due volte letali.   A questo si aggiunse la pioggia di pietra delle gargoille fatte a pezzi e, una volta distrutte e devitalizzate, tornate allo stato di roccia inanimata, ma che cadendo dall'alto rappresentavano colpi di invisibili catapulte.  Ciò che non poi non veniva incendiato veniva congelato nei cieli dalle sfere gelide lanciate dai maghi e comunque precipitava al suolo, esplodendo all'impatto.  Le vittime iniziarono punteggiare il sentiero che conduceva alla fortezza di Guardiainverno.  I corpi senza vita dei soldati venivano evitati ove possibile dalla cavalleria, travolti letteralmente dai mezzi pesanti che procedevano la loro marcia.  Era ingiusto.  Era la guerra.  In aria, una volta sfoltito l'assalto aereo delle forze di Kelthuzad, fu la volta delle forze aeree dell'esercito alleato con zeppelin e navicotteri gnomici.   
- Avanzare! - gridavano gli ufficiali e la gigantesca macchina da guerra avanzò massiccia.
Se l'avanzata delle truppe regolari era cadenzata e non frenetica, ad eccezion fatta per gli assalti iniziali della cavalleria, così non fu per le truppe speciali.  K e i suoi undici fratelli draghi descrisse un arco intorno alla cittadella sospesa per studiare il campo per poi tornare nelle retrovie dove i cavalcadraghi designati attendevano.  Tra loro Zigho, in armatura a maglie completa.  Quando vide i dodici draghi puntare verso di loro, l'elfo della notte chiuse gli occhi mentre chiedeva alla sua arma prediletta di assumere l'assetto da battaglia.  Immediatamente l'asta si piegò, i viticci divennero la corda tesa: Rhok'Delar ancora una volta lo avrebbe seguito.  Salutò con un cenno del capoi gli altri undici prescelti, quindi quando venne il suo turno, saltò sul possente drago azzurro che non attese neppure un attimo per spiccare il volo ruggendo.

* * *

Bolvar Fondragon afferrò lo scudo del leone, la sua spada lunga e si guardò allo specchio nella sua tenda. Era l'ora. L'ora della verità.  Gli anni passati, gli sforzi compiuti, le vittime cadute, tutto si sarebbe concluso da li a due ore.  Avrebbero lasciato l'accampamento per trovarsi a poche miglia dalle porte di Icecrown. L'Iracancello.  E una volta lì, il Progetto, finalmente, avrebbe dato i suoi frutti.  Non poteva che essere così, non aveva dubbi.  Si era preparato, aveva organizzato le sue truppe migliori per quel momento ed il momento era finalmente giunto.  L'arcimago Alvareaux si diceva pronto al compito e lui gli credeva... non poteva che credergli del resto. Il tempo era finito.  Dall'altra parte di Dracombra, in quel preciso istante, l'esercito più imponente della storia di Azeroth era già impegnato in battaglia, ormai i dadi erano tratti e pronti a mostrare sul tavolo del destino il loro responso. 
- Bolvar, cosa stai aspettando! - ruggì Saurfang senza neppure affacciarsi nella tenda del comandante.  Bolvar, posò per un attimo lo scudo a terra, si sistemò la fibbia sinistra del mantello, quindi riafferrato lo scudo annuì.  Era così che lo avrebbero ricordato... era così che voleva essere ricordato dalla storia.  Sorrise per un attimo, poi tornato risoluto e votato a qualunque sacrificio per il suo scopo, si voltò e lasciò la sua tenda.

* * *

Seilune fissava la muraglia di roccia e acciaio che si stagliava sinistro in lontananza.  Preso avrebbe potuto vendicarsi di colui che aveva massacrato la sua gente... così gli aveva promesso il signore degli orchi e non aspettava altro.  Mosse le dita paffute e scintille azzurrine scoppiettarono tra di esse.
- Guida, ehi guida? -
La gnoma abbassò lo sguardo al paladino che la fissava ai piedi del carro in cima al quale si era sistemata una mezz'ora prima.
- Dici a me? -
- A te sì., rispose il biondo paladino.  Le porse la mano destra con un gesto di amicizia.
- Ti sei comportata da vera esperta, una guida notevole, per anfratti e gole, per cunicoli e grotte, notevole.  In te il Creatore ha messo più di una scintilla di vita.  Non credi che al soglio della battaglia sia il caso di rendergli grazie? Potresti non averne più modo... dopo. - disse solenne.
Seilune, improvvisamente a disagio per la velata allusione del paladino si sistemò la fascia tra i capelli, quindi saltò giù dal carro sfruttando la magia e fluttuando lo raggiunse.
- Dici? -
Il guerriero della fede annuì, quindi con la mano non occupata nel tenere il pesante elmo ben stretto, indicò un piccolo altare al centro del campo e si avviò.  Seilune si affidava a se stessa da sempre, da quando aveva compreso che solo se stessa era da ringraziare per essere viva così come era Seilune da biasimare per gli errori sul proprio cammino, tuttavia un pensiero le si insinuò nella mente e non riuscì a ricacciarlo da dove era venuto: avrebbe tanto voluto avere qualcuno al suo fianco quando aveva affrontato l'iniziazione della sua tribù... quando si era sentita sola, sola sul siero, quando aveva lasciato suo padre per affrontare le lande ghiacciate ed era tornata ormai maga errante del gelo... molto lune dopo... sei lune più tardi... avrebbe davvero voluto sapersi non sola, sapersi vicina a qualcuno.  Così, pur se titubante e poco certa della sua ultima decisione, passo dopo passo raggiunse il paladino inginocchiato di fronte a quel rudimentale altare e fece altrettanto. 
Il gigante biondo sorrise vendola in ginocchio accanto a lui e serrati gli occhi iniziò con voce solenne e profonda:
- Dolce creatore, ascolta la preghiera dei tuoi figli Seilune e Shockwave. -

* * *

 Le grida della battaglia che si consumava davanti a loro arrivavano sfumate dalla distanza.  Selune dava disposizioni agli ufficiali di tenere la posizione: sapeva che presto la guerra li avrebbe raggiunti.  L'avanzata della seconda linea coi mezzi pesanti proseguiva: il loro bersaglio non erano le truppe di sbarramento con cui avevano ingaggiato cavalleria e prima fanteria, quanto le truppe pesanti stanziate ai piedi della cittadella. 
- Selune... non penso che li tratterranno ancora per molto. - disse Erebus indicando le esplosioni in aria.
- No, infatti.  Templari! Preparatevi! E ricordate, il nostro compito non è abbattere questo nemico, ma permettere che i mezzi che scortiamo di arrivare a destinazione per il nostro obiettivo finale. -
- E ricordate: siamo la mano del Creatore, non possiamo fallire se infallibile sarà la nostra determinazione nel suo nome. - disse la sacerdotessa Clarisian dal centro dello schieramento. 
- Guardate! Là! - gridò Tillisha mentre le sue mani iniziarono a descrivere posizioni e figure fin troppo note. 
- Breccia! - gridò Roredrix mentre avvertì la rabbia scorrergli nelle vene e dargli forza.  Come in avanscoperta, poi scariche elettriche unite a sfere di magia si alzarono dal suolo, scagliate dai templari neri così come dai maghi, evocatori e sciamani delle altre confraternite della seconda linea.

* * *

Dyanor calò i pugnali gridando e mutilò il non morto che stava per affondare i propri zozzi artigli nella schiena di un crociato d'argento, quindi mentre le braccia dello zombie toccavano terra, con una capriola balzò indietro, si lasciò cadere e piantò le lame dei suoi pugnali nel petto di un altro zombie. Quindi sputato sangue e terra si guardò intorno: la guerriglia era totale e senza quartiere: le creature al seguito di Kelthuzad continuano ad arrivare e nonostante il valore della resistenza, era sempre più evidente che presto non avrebbero potuto più contenerli.  Evitò il fendente di uno scheletro guerriero, ma non contraccambiò perché un sibilo che conosceva fin troppo bene attirò la sua attenzione.
- Veleno! - gridò, poi si voltò e con tre larghe falcate raggiunse un carro ribaltato, lo saltò e si riparò dietro di esso, quindi fece capolino tra le travi un attimo prima di vedere una bomba di veleno impattare al suolo ed esplodere inondando l'area dove stava combattendo poco prima di una poltiglia verde. Per l'ennesima volta non potè non assistere allo spettacolo di due soldati meno rapidi di lui che raggiunti dall'arma della "piaga" venivano lentamente corrosi.  Fortunatamente per loro, erano comunque circondati da scheletri viventi che li colpirono con le loro spade ponendo fine alla loro sofferenza.   Dyanor si passò una mano sulla faccia quindi si voltò in direzione di Naxxramas e lo vide: un combattente dall'armatura azzurrina che riluceva delle prime luci dell'alba.  Combatteva con uno stile formidabile, abbattendo i suoi commilitoni uno dopo l'altro.  Dyanor si alzò, fissò il suo avversario prima di iniziare a caricarlo a rapidi passi felpati, pugnali alla mano, ma a pochi metri dal bersaglio una gigantesca catena lo raggiunse alle gambe.  Dyanor  gridò di dolore e di sorpresa, mentre la catena veniva ritirata.   La spia rotolò sulla schiena cercando di rimettersi in piedi quando l'ombra di un enorme abominio lo coprì completamente.

* * *

Zigho scoccò tre frecce in rapida successione e portando distruzione dall'alto dei cieli alle forze che stavano ingaggiando la seconda fila.  La voce del drago che cavalcava lo raggiunse nella testa.
- Volerò sulla cittadella ora. -
- NO, pensò Zigho, dobbiamo seguire l'esercito! -  il drago ruggì quindi descrisse una curva e tornò verso la prima linea quindi soffiò carbonizzando decine di non-morti.
Il generale Masters contemplava l'avanzata delle truppe: la prima linea di cavalleria aveva rotto le linee nemiche, i carri nanici e le carriot non-morte stavano letteralmente bombardando l'area dell'avanguardia avversaria e nonostante il continuo bombardamento aereo delle truppe di Kelthuzad preso avrebbero potuto procedere speditamente verso la meta.  Le prime luci dell'alba stavano incendiando le nuvole ad oriente.  Dovevano accelerare l'avanzata.  Così dette l'ordine. 

* * *

Dette l'ordine e i quattro lo ricevettero nell'istante esatto in cui lo aveva soltanto pensato.   Voltarono le loro cavalcature e da Forte Guardiainverno le puntarono verso il sentiero che piegava a meridione, verso l'esercito ormai vicino.  Poi iniziarono la loro marcia, seguiti dalle truppe d'elite della cittadella.  Dietro di loro, il generale delle truppe non-morte dalla azzurra armatura continuava a falciare i suoi avversari con il suo spadone a due mani.  Il Barone Rivendare sorrise malvagio, quindi tornò a puntare assieme agli altri tre nella direzione decisa da Kelthuzad.

"Spesso gli incantesimi più semplici nascondono le sorprese più grandi" - Sceiren