Autore Topic: Le fiamme del passato (X) - 12: La voce dell'Oracolo  (Letto 1078 volte)

Sceiren

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Le fiamme del passato (X) - 12: La voce dell'Oracolo
« il: Gennaio 11, 2010, 07:13:52 pm »
Eh... che ricordi!
Nuovo anno nuovo paragrafo e si comincia con una "special guest" di tutto rispetto!
Buona lettura!

12
La voce dell'Oracolo


Polvere e sangue furono lasciate alle spalle. Il corridoio, perfettamente illuminato dalle decine di torce appese al muro, si apriva dalla parete sinistra della sala delle uova per perdersi in lontananza.  Il corridoio era piuttosto stretto, paragonato a quelli passati, solo due, tre persone al massimo alla volta potevano procedere.
L'aggressione di Pain e il malumore suscitato da Yukina avevano reso l'atmosfera plumbea.
- Finalmente il giusto silenzio. - pensò Nanael guardingo più che mai.  Non condivideva quel clima poco concentrato, infondo, se Razergore era caduto non era detto che anche tutti gli altri abitanti di quel luogo lo avessero seguito nell'oltretomba.
Nella marcia verso la sala dell'Oracolo, non vi erano state particolari resistenze.  Selune aveva individuato un paio di gruppetti di orchi celati in corridoi secondari che, evidentemente intimoriti, non avevano osato uscire allo scoperto.  Il paladino si chiedeva se averli lasciati vivi potesse in qualche modo essere un problema più avanti, ma alla luce del numero e della forza di cui disponevano, non aveva voglia di preoccuparsene, se non al momento opportuno.
L'unica resistenza degna di nota tre draconici, enormi creature risultato di qualche orrendo incrocio tra drago e qualche sorta di umanoide, ma nulla di serio, infondo, come Roredrix non ometteva mai di ricordare dopo ogni scontro di quel genere, quelle creature rappresentavano l'ultimo anello della catena, in confronto a Razergore e simili, erano solo spazzatura e, pertanto, nemmeno una sfida, in fin dei conti, se non colti di sopresa... almeno non per lui, ma per Antera, nonstante l'esperienza consolidata in anni di incursioni, anche il più semplice scontro cominciava ad essere un'impresa.  Si sentiva come se il peso degli anni l'avesse d'un tratto raggiunta e schiacciata.  Il suo bastone magico da arma si era ormai ridotto ad un semplice sopporto sul quale scaricare tutto il peso del corpo.  Avrebbe voluto chiedere aiuto a Sceiren, appoggiarsi a suo marito, ma non voleva rallentarlo nè compromettere il suo sangue freddo.  Era in guerra, in terreno ostile, non voleva essere responsabile di qualcosa di irrimediabile... infondo... era lei in dirittura di arrivo, non lui.
Così procedeva quasi a tentoni, facendo in modo di dare meno fastidio possibile, infondo lo sapeva: era un peso morto.  Tutti i suoi sogni, le sue speranze, le sue aspettative erano focalizzate in Lui, nessun altro la poteva aiutare ormai. Nessuno.
Assorta nei suoi pensieri, Antera non registrò  nemmeno quel profondo ruggito pulsante che rimbombò nel corridoio e che congelò il gruppo.  Passo dopo passo si avvinò senza rendersene conto alle spalle del marito fino a scontrarcisi contro.
Come tornata in sè dai suoi pensieri smise di respirare quando si rese conto di cosa aveva arrestato la compagnia. 
- Silenzio. - sibilò Selune tra un sospiro e l'altro.
Sceiren si voltò e con un sorriso carico di preoccupazione sussurrò all'orecchio della moglie: - Finalmente, siamo vicini! -
Il corridoio si aprì nell'ennesimo androne e poi in una enorme sala quadrata i cui muri erano riccamente decorati.  Su di un lato un corridoio si perdeva nell'oscurità, mentre al centro una maestosa figura attendeva.  Le scaglie rubino rilucevano della fiamma mobile delle torcie disposte ordinatamente ogni tre metri su tutto il perimetro. Nessuna era spenta, nessuna era meno brillante delle altre. L'ordine era la regola e le regole erano dettate dal padrone della sala che, acciambellato, inspirava ed espirava rumorosamente, tuonando, come rintocchi del più grande orologio della storia, come una cascata, come solo un drago millenario potrebbe.
Vaelestraz non pareva aver dato peso ai suoi visitatori che si stavano dispondendo sul lato adiacente l'ingresso alla sua sala, infatti neppure il respiro aveva avuto una qualche variazione, dall'ingresso di Sceiren e compagni.  Aveva continuato a riposare, con la testa adagiata sulle zampe anteriori disposte a mò di cuscino e la coda, allungata a semicerchio, quasi a protezione del muso affusolato e di una grazia eterea, senza tempo. Le ali erano ritratte e formavano un sorta di coltre naturale, una coperta, sotto la quale il drago riposava. 
Zigho si fece strada dalle retrovie e raggiunse Sceiren e Bryger, in seconda fila.  Si concentrò come se volesse mettere a fuoco un concetto evidente che però continuava a sfuggirgli, poi attese, ascoltò ancora, infine disse due semplici parole: è ferito.
Gli occhi del drago si spalancarono improvvisamente, due enormi occhi gialli, come quelli di un felino, ma grandi quanto la testa di un uomo.  Il sospiro si interruppe per un attimo, poi riprese con fragore. Le ali si allargarono sollevando una nuvola di polvere che investì il gruppo.  Lo spostamento d'aria fu tale che in diversi caddero, tra cui Antera, subito soccorsa da Sceiren.
Roredrix spalancò gli occhi: era una leggenda quella che aveva di fronte... una leggenda tanto affascinante quanto letale.
- Mortali! - ruggì il drago voltandosi verso Selune, in prima fila.  Il paladino strinse il medaglione che portava al collo e attingendo alla forza che solo la fede conferisce, rimase immobile a pochi metri dalla creatura leggendaria.
- Chi ha la carica e il valore per conferire con Noi? - chiese il drago allargando le ali e mostrando ad ogni parola le lunghe zanne.  Zigho osservò il movimento della creatura ed ebbe conferma del suo presentimento: il respiro era un rantolo e il drago era ferito sul fianco.
- Sono Selune, o potente Oracolo, siamo qui al tuo cospetto con profondo rispetto e ammirazione, oh Divino.  Concedi a noi mortali di poter conferire con Te, prima di riprendere la nostra via. -
Sceiren strinse la mano di sua moglie, poi passò con lei in prima linea di fianco al paladino.  Il drago non rispose, ma seguì con gli occhi il movimento, in effetti, pareva tenere sottocontrollo tutto l'ambiente, seguendo con movimenti talvolta impercettibili ogni ospite.
- Parla, mortale. - chiese Vaelestraz fissando Sceiren.  L'elfo era senza fiato, poi sentì la mano della moglie stretta nella sua e il coraggio tornò dal profondo del suo cuore fin sulle labbra, che si dischiusero.
- Il mio nome, oh mio Signore, è Sceiren, questa donna, al mio fianco, è mia moglie Antera.  Siamo qui, oh Oracolo, per interrogare la tua saggezza in cerca di consiglio. -
Vaelestraz pesò le parole del mago, poi allungò il collo verso il soffitto e chiuse gli occhi.
- Mortale, come puoi soltanto pensare che la risposta al quesito che porti possa da Noi essere rivelata a te? Perchè dovremmo? -
- Non avete vincoli, mio signore, ne siamo consapevoli. - iniziò Antera lasciando la mano del marito e facendosi avanti di un altro passo.
- Femmina, certo che non abbiamo vincoli! - tuonò il drago abbassando il muso all'altezza della maga che dovette far leva su tutte le sue forze per non cadere all'indietro. - Tuttavia, continuò risollevando il muso, tu sei certa di una Nostra risposta... perchè? - chiese in un sussurro tornando a fissare la donna dritto negli occhi.
- Perchè così ho saputo, mio signore. -
Vaelestraz annuì poi fece un passo indietro scuotedo il collo, come stiracchiandosi.  Improvvisamente strinse i denti, colpito da una fitta improvvisa e ricadde a terra.
- Mortale, risponderò alla tua domanda, ma non in eco alle parole vuote di sostanza della fonte delle tue informazioni, quanto piuttosto perchè chi domanda e chi risponde condividono ormai simile fato. -
Antera guardò Sceiren, poi prese fiato:
- Mio signore, sono qui con i miei amici perchè ho bisogno del tuo consiglio.  Sono consapevole che nell'ordine delle cose vi è la nascita, la vita e infine il tramonto e la morte, tuttavia ti chiedo: come posso ingannare la morte ancora per un po', come posso resisterle, nascondermi ad essa, ancora per qualche anno.  Mio Signore, non chiedo questo per sete di potere o brama di ricchezze, nè per egoismo o per superbia, non cerco gloria o fama, non è Antera la maga che ti chiede aiuto, ma Antera la madre.  Concedimi, oh saggio Oracolo, il tempo di accompagnare mio figlio all'età giusta per separarsi da me senza che questo lo distrugga.  Concedimi ancora del tempo, mio Signore.  Poi che la morta mi prenda. -
Vaelestraz espirò sonoramente e chiuse gli occhi e per un tempo apparentemente interminabile rimase in silenzio. 
- Madre, se dovessi ricevere il tempo affinchè la tua partenza non arrechi ferita al tuo infante, vivresti tutta una vita, la sua, e dovresti spegnerti un attimo dopo di lui.  Ciò che chiedi quindi, è impossibile.  Una madre che lascia suo figlio lo lascia portandosi via parte di lui, qualunque età questi abbia, qualunque spessore abbia la sua pelle.  Illusione futile questa tua convinzione.  Tuttavia, se è tempo che cerchi... una reliquia. -
Antera era come sospesa: il drago aveva davvero una speranza per lei... una speranza che ora teneva stretta tra i denti serrati.
- Una... reliquia. -
Vaelestrasz fremeva, scosso da tremiti.  Le scaglie vermiglie del dorso parevano come impazzite, come smosse da un demone sotto pelle.  La coda aveva preso a descrivere archi sempre più larghi scagliandosi con colpi di volta in volta più pesanti contro il suolo.  Selune si voltò verso Roredrix e Nadìr.
La situazione stava precipitando.
- Una reliquia, trova la reliquia!: è l'Anello della Giovinezza, custodito dal... custodito... qui... nella tana dell'ebano... qui... - il drago balzò in piedi piantando le zampe posteriori nel suolo, aprendo due grossi squarci nel pavimento di granito. Poi allungò il collo verso l'alto e ruggì.
- Troppo tardi, amici, la... corruzione di Nefarius mi sta prendendo, non posso... non posso controllarmi oltre. Vi imploro!, fuggite! Fuggite via prima che perda completamente il controllo! Il fuoco nero infuria all'interno del mio cuore... io... devo... obbedire! Fiamme! Morte! Distruzione! Trovate scapo, Mortali, prima che l'ira del mio signore... NO!!! Io devo combattere! Alextrasza aiutami! Devo combattere! –
« Ultima modifica: Settembre 08, 2010, 09:35:32 am da sceiren »

"Spesso gli incantesimi più semplici nascondono le sorprese più grandi" - Sceiren

Kimmolauz

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Re: Le fiamme del passato (X)
« Risposta #1 il: Gennaio 14, 2010, 10:48:33 am »
Uhmmmm

carino!!!

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