Capitolo 7 — Quando le realtà collidono

7. Quando le realtà collidono

Sei giorni passarono dall’attacco della cratura alla cittadella di Theramore. Sei giorni in cui le attività di ricostruzione e rafforzamento delle difese erano state febbrili e senza sosta. McLane seguiva i lavori personalmente ed a cavallo si spostava da un sito all’altro per verificare, coordinare ed infondere sicurezza alle proprie truppe. I segni della stanchezza sul suo volto erano più che evidenti: non doveva aver dormito molto dall’attacco.

Sarya distolse lo sguardo dalla finestra, lasciando andare la tenda che tornò al proprio posto. – Penso che potremmo anche partire a questo punto – disse a Kiriany e Numenor – non credo che quella creatura sarà di ritorno molto presto. Le ferite inferte erano evidenti. –
– Potrebbe anche non avercela fatta – commentò la paladina.
– Vero – convenne la sacerdotessa – potrebbe non aver resistito nonostante la ritirata…- distrattamente Sarya tornò ad aprire la tenda ed osservare nuovamente l’esterno. Kiriany e Numenor si scambiarono un’occhiata interrogativa. Ognuno di loro avrebbe voluto chiedere cosa non andava, ma nessuno ruppe il silenzio calato fra quelle quattro mura.

Il bussare alla porta fece scattare i tre occupanti all’unisono. Sarya lasciò di colpo la tenda e si voltò di scatto verso la porta – Si? –
– Signora – disse una voce femminile dall’esterno della stanza – il Comandante McLane è arrivato e desidera parlarle, signora. La attende giù, nella sala principale. –
– Grazie, arrivo subito. –
Il rumore dei passi che si allontanavano decretò che la messaggera stava tornando a riferire quanto sentito. Sarya era ancora immersa nei suoi pensieri: come avevano fatto a non sentire la persona avvicinarsi? Il tonfo dei calzari, le assi scricchiolanti…era tutto così limpido ora. Era evidente che la situazione aveva reso tutti quanti meno focalizzati. La partenza avrebbe sicuramente schiarito le menti e rimesso le cose in sesto.

Dopo qualche minuto Sarya, Kiriany e Numenor scesero al piano inferiore. il comandante della guardia cittadina stava parlando con Palladio e Rambosso.
– Buongiorno sacerdotessa – esordì il militare chinando il capo – è un piacere rivedervi. –
– Salute a lei comandante. Ho constatato con piacere che gli abitanti di Theramore si sono mossi in fretta, seguendo le sue abili disposizioni. –
– Si…sono fiero di tutti loro. Persone risolute e decise anche nei momenti più oscuri. – I segni della stanchezza erano tremendamente evidenti ora: sotto gli occhi due profondi solchi scuri indicavano che non dormiva da parecchio tempo ed anche un tremore di spalle e mani dichiarava che il suo spirito poteva non necessitare di riposo…ma il suo corpo si.
– Signora, c’è una questione di cui vi devo parlare…in privato. –
– Non ho nulla da tenere nascosto alle persone che sono qui ora. Quello che deve dire a me, deve dirlo anche a loro. –
– Non è delle vostre persone che mi preoccupo….ma delle mie. – I cinque compagni di viaggio si scambiarono sguardi interrogativi – Spostiamoci verso quel tavolo in fondo alla sala. –
Il gruppo si mosse verso un tavolo d’angolo nel lato più distante della sala dall’ingresso e dal bancone. Una giovane ragazza si avvicinò per chiedere cosa poteva servire.
– Niente grazie – disse McLane – non ci tratterremo a lungo. –
La ragazza sorrise, fece un breve accenno di inchino e si allontanò – Aspetta! – la fermò il comandante facendo cenno di avvicinarsi – assicurati che nessuno prenda posto ai tavoli qui vicino fintanto che siamo qui.- La richiesta del militare fu accompagnata da alcune monete d’argento lasciate cadere nella mano della ragazza. Lei sorrise ed annuì. Allontanandosi e passando vicino ai tavoli che sarebbero dovuti restare vuoti iniziò a ribaltare le sedie e metterle sui tavoli come in procinto di procedere alle pulizie.
Quando la giovane fu a debita distanza, il militare ripose nuovamente l’attenzione sui suoi interlocutori.
– Dunque, ricordo che la vostra intenzione è quella di lasciare Theramore e continuare verso la vostra destinazione. Se non ho capito male – e diresse lo sguardo su Palladio e Rambosso – siete diretti a Sud-Ovest di qui. –
– E’ esatto – confermò Sarya.
– Allora quanto sto per dirvi potrebbe esservi utile. – Si assestò sulla sedia cercando una posizione più comoda prima di procedere – Circa quindici giorni fa una delle nostre pattuglie sulla strada che conduce a Nord ha trovato una persona, in pessime condizioni e ferita gravemente che cercava di raggiongere Theramore. Prima di esalare il suo ultimo respiro, quest’uomo ha parlato di aver assistito ad un lampo blu in cielo, una scia di fuoco ed una violenta esplosione in direzione delle montagne. I soldati hanno raccontato di averlo visto in stato confusionale e di non essersi calmato nonostante fosse giunto in salvo: i suoi occhi erano costantemente sbarrati. I soldati riportarono il corpo qui in città, ma nessuno fu in grado di riconoscere quella persona. –
McLane si spostò nuovamente riprendendo una posizione più eretta…se fosse rimasto ancora in quella posizione comoda si sarebbe sicuramente addormentato.
– Abbiamo subito inviato un gruppo di cinque persone ad indagare e riportare quanto osservato. Quando, dopo cinque giorni, non abbiamo visto rientrare il gruppo, abbiamo inviato una seconda squadra in ricognizione. Ad oggi però nessuno di loro è rientrato. –
– Potrebbero aver trovato altro su cui intervenire – disse Numenor.
– Forse…ma i loro ordini erano chiari: arrivare, osservare senza prendere iniziativa e rientrare per fare rapporto. –
– Quanto tempo ci si impiega ad arrivare? – chiese Kiriany.
– Un giorno e mezzo con le cavalcature seguendo la strada principale. E’ possibile guadagnare qualcosa tagliando per boschi e paludi…ed allora un giorno è necessario per arrivare. Sono sicuro che loro abbiano scelto questa opzione, dovevano agire in fretta. –
– Quindi – disse la sacerdotessa – ipotizzando che si siano fermati sul posto un’intera giornata per osservare quanto successo, sarebbero dovuti rientrare in tre giorni. –
– Esatto. Lo stesso vale per la seconda squadra. –
– Ma nessun’altro ha visto o sentito questa esplosione? –
– La notte a cui faceva riferimento quella persona, qui imperversava un forte temporale con vento in arrivo da Nord. Se anche l’esposione si fosse sentita fin da qui, si sarebbe confusa con tuoni e lampi. Temporale e piogge sono continuati per giorni. –
– Ma comandante – disse Palladio – non capisco perchè di tutta questa segretezza. –
– Morale – disse in tono secco Sarya.
– Esatto, gli ultimi periodi qui non sono stati semplici: molteplici attacchi della Fratellanza dei Defias, l’Orda sempre ad un passo dal rompere la tenue tregua…la notizia di dieci persone scomparse senza sapere nulla di loro non avrebbe di certo aiutato. Ci mancava giusto l’attacco di pochi giorni fa… –
– Comandante….vorreste quindi che cercassimo di capire noi cos’è successo? – chiese Sarya.
– No, avete già fatto molto per noi. Vi ho raccontato tutto questo proprio per ringraziarvi del vostro intervento ed avvertirvi che la zona dove state andando è più pericolosa di quanto non fosse prima. –
– Comunque – disse Sarya – se dovessimo trovare qualcuno o qualche notizia, la riporteremo con noi. –
– Vi ringrazio ancora una volta!! Quando avete intenzione di partire? –
– Domani all’alba. –
– Ottimo, provvederò per allora a fornirvi un documento che vi consentirà di recuperare viveri e prendere riparo nei nostri accampamenti nella regione ed un altro per le eventuali persone che doveste trovare delle nostre due squadre. –
– Grazie comandante! –
Gli occupanti del tavolo si alzarono. McLane si diresse all’uscita, con un andamento non troppo sicuro.
– Sarà meglio radunare tutti quanti e prepararci per domani – disse Numenor – temo che Banedon non reagirà bene a queste ultime notizie… –

***************

La mattina successiva il gruppo era compatto ed alle prime luci dell’alba si stavano lasciando Theramore dietro le spalle. Gli elfi della notte del gruppo, non avendo reale necessità di dormire, erano i più pronti ed attenti. Gli umani conservavano un accettabile stato di consapevolezza…eccezion fatta per Deathspike e Shieed. Thorrin, unico nano del gruppo, dormiva della grossa in groppa al proprio caprone da combattimento ed era stato fissato alla sella con un’imbragatura di cuoio…dopo la prima caduta.

– Visto che la mia invenzione funziona? – disse Deatharrow – il nano potrebbe dormire fino a destinazione se volesse senza correre il minimo rischio! –
– Conoscendolo – rispose Manwe – non escludo la possibilità che accada! –
– Dovremmo farlo anche per loro – proseguì Wolborg – puntando il pollice della mano destra verso mago e paladino che viaggiavano affiancati e che stancamente reggevano le redini – giusto per sicurezza. – Risate più o meno camuffate di propagarono ridestando, in parte, i due cavalieri. Dal nano, nessun cenno.

Davanti a tutti viaggiava Banedon, immerso nei suoi pensieri. Numenor e Sarya lo raggiunsero, il paladino aveva confidato alla sacerdotessa i suoi timori nei confronti del guerriero. La sua passata esperienza in quel luogo l’aveva segnato più di quanto lui stesso volesse riconoscere. Le tre cavalcature si appaiarono, ma Banedon sembrava non aver rilevato la presenza di altre persone, così Sarya ruppe il ghiaccio.
– Riconosci qualche luogo, guerriero? Niente di familiare? –
Silenzio.
La donna stava per ripetere la domanda quando il veterano combattente rispose – No….non qui. L’altra volta siamo scesi verso Sud dal confine con i Barrens. Forse…quando saremo vicini…-
– Seguiremo la strada breve descritta da McLane – disse Numenor – preferiamo arrivare lì il prima possibile. –
– Banedon! – chiamò la sacerdotessa alzando il tono di voce ed il guerriero trasalì come se un vento gelido l’avesse investito
– Si, dimmi –
– Voglio essere schietta con te, ho bisogno di sapere che la tua integrità non vacillerà quando arriveremo a destinazione. Ho contato su di te per molto tempo ma non ti ho mai visto in queste condizioni. – Fissava il guerriero dritto negli occhi e lui restituiva lo sguardo.
– Non possiamo permetterci esitazioni…non in quel posto… –
– Hai ragione Sarya, mi scuso per il mio comportamento. Hai la mia parola che d’ora in avanti non lascerò che i fantasmi del passato possano offuscare la mia concentrazione!! – nel dire ciò il guerrierò salutò battendo il pugno destro sul suo cuore.
– Sono contenta di sentire ciò – disse lei sorridendo.
– Bentornato amico. – replicò il paladino poggiando una mano sulla spalla del combattente.

***************

Il viaggio continuò per tutto il giorno, non furono fatte soste troppo lunghe: il minimo per far riposare un pò le cavalcature e far bere loro dell’acqua. Quest’ultime avevano iniziato a dare segni di nervosismo nelle ultime parti del viaggio…più ci si avvicinava alla meta, maggiori erano. Le pantere ruggivano di frequente a cavalli ed al caprone, questo aveva caricato un paio di volte ed i cavalli scalciavano rischiando di far cadere coloro che trasportavano.

– Non mi piace questo – disse Laren estraendo uno dei suoi pugnali incantati – proprio per niente.
– Le creature hanno sensi più acuti dei nostri, amica mia – le rispose Jendevis – di sicuro loro stanno provando qualcosa che a noi sfugge. –
– Si ma…tu sei in parte orso, pantera…e chissà cos’altro! Non senti nulla tu? –
Jendevis scambiò uno sguardo con Manwe prima di rispondere – Si. Lequilibrio della natura è stato variato in quest’area…non so dire per quanto sia estesa quest’influenza ma è ampia.
– Molto più di quanto tu pensi! –
I tre elfi della notte si girarono all’unisono verso Deathspike che proseguì – il tessuto stesso della nostra realtà è stato squarciato da forze arcane e demoniache estremamente potenti. Dobbiamo stare pronti a tutto, molto più del solito. –
– Puoi definire con esattezza cosa sia successo? – Sarya aveva sentito la loro discussione.
– Forse…a dire la verità non ho idea esattamente di cosa sia stato fatto, ma esiste un incantesimo per mettere in evidenza tracce di quanto fatto. Se sono state lasciate. –
– Puoi mettere in atto questo incantesimo? –
– Si, ma necessiterò di aiuto da Elenid ed Halliwell. Avete capito a cosa mi riferisco? –
– Si – disse Elenid – ma non l’abbiamo mai provato prima d’ora. Abbiamo imparato quanto necessario per la parte di evocazione, ma ignoriamo quanto sia necessario per la parte arcana.
– A quello ci penso io, anche se…nemmeno io ho mai provato questo incantesimo prima. – disse il mago.
A bassa voce e ridacchiando Wolborg sussurrò a Shieed – Ho un brutto presentimento per questo. –
– Già…tieni pronte le asce! –

– Abbiamo bisogno di reagenti – puntualizzò Halliwell – forse dalle creature della zona qualcosa si può recuperare. –
Deathspike controllò il proprio zaino – Si, anch’io devo attrezzarmi. Per velocizzare le cose potremmo andare in gruppo. Cacciatori…abbiamo bisogno della vostra abilità nel seguire le tracce. –
– Vi seguo – disse Meushi.
– Io pure – replicò Momor.
– Perfetto, andiamo. Con un pò di fortuna potremmo essere di ritorno prima del tramonto. –

Circa un’ora e mezza dopo il gruppo era di ritorno all’accampamento. Nel frattempo le parti rimaste stavano organizzandosi come meglio credevano. Banedon e Wolborg stavano duellando per mantenersi pronti a qualsiasi evenienza. I paladini ed i sacerdoti erano seduti in cerchio in meditazione, avvolti da un alone di luce dorata. Jendevis e Manwe stavano controllando la flora del luogo e commentando le stranezze rilevate. Deatharrow mostrava a Laren e Jelanda come il mantello paracadute lo aveva salvato in più di un’occasione. Thorrin, il nano, dormiva.

Gli evocatori ed il mago cominciarono a fare i preparativi per l’incantesimo. Tracciarono un cerchio nel suolo ed in esso inscrissero un pentacolo. Su ognuna delle punte, una candela nera accesa emetteva una flebile luce. Nei cinque trinagoli creati dalle linee tracciate furono posti i vari reagenti: un paio di tipi di piante, due resti di animali non ben identificati ed una manciata di polvere arcana.

Durante i preparativi tutti i componenti del gruppo avevano lasciato le proprie attività e si erano avvicinati al luogo dell’incantesimo. Nel contempo il tramonto era giunto e la luce del giorno iniziava a calare in fretta.
– Siamo quasi pronti – disse Deathspike – ancora poco ed inizieremo. –
– Dobbiamo fare qualocosa noi? – chiese Rambosso.
Elenid rispose – Si, per nessun motivo entrate nel pentacolo. Nessuno. Soprattutto, qualsiasi cosa succeda, non fate nulla per interrompere l’incantesimo. –
– Le forze in gioco qui sono….quantomeno suscettibili – disse Halliwell in tono serio.
– Va bene…iniziamo. Voi allontanatevi di qualche metro – disse Deathspike entrando nel pentagono centrale. Elenid ed Halliwell fecero lo stesso.
Il resto del gruppo si allontanò come accordato. Rambosso notò Deatharrow accosciato accanto a Fang: lo accarezzava e lo esortava a restargli accanto ed a non allontanarsi per nessun motivo. Solo dopo notò che anche gli altri cacciatori stavano facendo lo stesso con i loro compagni animali.

All’interno del pentagono, Deathspike rivolse le spalle ad uno dei lati e lo stesso fecerò Elenid ed Halliwell, in modo da potersi guardare tuti e tre. I tre umani iniziarono a cantilenare una nenia ed alzarono le braccia diagonalmente davanti a loro quasi a sfiorarsi le mani. Elenid ed Halliwell sembravano recitare le stesse formule, mentre Deathspike procedeva con altre parole. Il mago abbassò la mano destra, prese della polvere dalla sacca legata alla sua cintura e la lasciò cadere al suolo. Elenid tese l’avambraccio destro sulla polvere lanciata da Deathspike e nello stesso momento Halliwell estrasse, sempre con la mano destra, un pugnale dalla propria cintura e lo avvicinò minacciosamente ad Elenid. Gli occhi dei due evocatori erano coperti da una zona d’ombra ed agli osservatori l’impressione che qualcun’altro comndasse i loro corpi come marionette era ben radicata.
– Ehi ehi!!! Così no!! – disse Thorrin estraendo una delle asce da lancio e preparandosi a tirare.
– Fermo!! – disse Palladio cingendogli il tozzo braccio. – Non dobbiamo interrompere per nessun motivo l’incantesimo, ricordi? –
– Si ricordo…ma quel pugnale è troppo vicino alla gola di Ele!! –
– Dobbiamo aspettare e non intervenire – disse Sarya – le conseguenze di un nostro gesto errato….potremmo pagarle per molto a lungo. –
Il nano si convinse ed abbassò il braccio rinfoderando l’arma.
Halliwell mosse fulminea il pugnale aprendo uno squarcio nel braccio di Elenid che non fece il minimo accenno di dolore.
Palladio e Sarya guardarono il nano che ricambiò con un’espressione dipinta sul volto che diceva “visto?!?! Qualcosa di buono con quel pugnale non poteva certo fare!!”
Non appena il sangue di Elenid entrò in contatto con la polvere magica un lampo rosso rimepì l’aria e con un crepitio il pentacolo divenne rosso a sua volta. Il fuoco delle cinque candele crebbe a dismisura assomigliando più ad un falò che non alla debole fiammella di qualche istante prima. Nonostante il fuoco fosse aumentato così tanto, la temperatura circostante ebbe un drastico abbassamento. Il respiro delle persone formava ora nuvolette come durante l’inverno. Era come se una finestra sull’Abisso fosse stata aperta.
Le ombre di tutte le cose illuminate da quel fuoco sembravano prendere vita propria e cercare di avvinghiare qualsiasi essere vivente vicino ad esse.

Deathspike abbassò le proprie braccia verso il centro del pentacolo ed una sfera violacea prese forma dal nulla. La sferà iniziò a crescere di dimensioni entrando in contatto con gli umani prima e con il terreno poi fino ad assumere il diametro del pentacolo stesso, rinchiudendolo in una cupola.

Gli umani del gruppo pensarono quasi all’unisono alla cupola magica che proteggeva la città di Dalaran dalla fine della Terza Guerra.

Per qualche minuto le nenie continuarono mentre la sfera sembrava variare colore da viola a rossa a nera per poi ricominciare. Poi un boato. Un lampo invase l’area ed una colonna di luce si alzò al cielo rendendolo completamente viola per qualche momento. Gli osservatori furono scaraventati al suolo dall’onda d’urto dell’esplosione arcana. La luminescenza viola stava scemando lentamente, consentendo il ritorno alla normalità. Il mago ed i due evocatori erano accovacciati e respiravano in modo affannato.
– State bene? Com’è andata? – chiese Sarya.
Nessuno di loro tre rispose. Solo Elenid alzò il braccio destro puntando il dito verso il cielo in direzione Sud. Quando tutti voltarono lo sguardo in quella direzione si trovarono di fronte ad uno strappo nella volta stellata.

Questo strappo aveva una strana luminescenza azzurra e vedervi attraverso era impossibile. Forse, se fosse stato più vicino, sarebbe stato possibile provare…ma all’altezza a cui si trovava non era possibile dirlo.
– E quello cos’è?! – chiese Banedon
– Davvero non lo so – disse Numenor.
– E’ un passaggio. – Elenid era uscito dal pentacolo e dietro di lui Deathspike aiutava Halliwell a reggersi.
– Un passaggio? Per dove? –
Elenid scosse la testa – Non lo so. –
– Beh, ma l’incantesimo cosa vi ha detto? –
– Niente, non serve a farsi dare informazioni questo incantesimo. –
– Ah no? – lo incalzò Thorrin – ed allora a cosa serve tutto questo baccano che avete fatto? Per la mia barba? –
– L’incantesimo consente di palesare tracce che altrimenti sarebbero state nascoste. La forza che ha aperto quel varco è qualcosa al di là delle nostre conoscenze ed è estremamente potente, era ovvio che avrebbe lasciato tracce evidenti. –
– Se quello è un passaggio, la prima cosa che mi ricorda è il Portale Oscuro… – disse Numenor.
– Si e no. – fu Deathspike a parlare stavolta – Si perchè è un portale che consente un passaggio bidirezionale. No perchè non conduce nelle Terre Esterne. –
– E tu come fai a dirlo? –
– Perchè i residui dell’energia che hanno creato quello squarcio non sono conosciuti né dai maghi nè dagli evocatori di tutta Azeroth. Conoscere le energie con cui si ha a che fare è uno dei primi passi per entrambe le nostre discipline. – Elenid ed Halliwell stavano annuendo al discorso del mago.
– Quindi chi l’ha aperto quelo coso? Uno sciamano? – continuò il nano.
– No, solo maghi ed evocatori hanno i poteri per creare portali per trasportare persone e cose da un luogo all’altro. –
Thorrin iniziava a spazientirsi – Ho capito!!! D’accordo ma allora quella cosa da dove arriva?!?! –
– Per farla breve nano – disse il mago – da dovunque arrivi quel passaggio, una cosa è certa…. –
Deathspike non finì la frase come se avesse avuto paura di esternare quello che stava per dire.

Elenid finì la frase per lui

– Non è di questo mondo. –

***************

Il vento soffiava da Est, la temperatura era quasi tornata alla normalità. Il gruppo era in completo silenzio. Ognuno sembrava rimuginare su quanto detto dall’evocatore. Tutti quanti loro avevano avuto a che fare, chi più chi meno, con situazioni davvero bizzarre e creature altrettanto strane. Compresi demoni e non-morti, ma quanto detto aveva fatto scorrere un brivido lungo la schiena a tutti. Si trovavano di fronte a qualcosa che nessuno di loro, forse nessuno in tutta Azeroth, aveva mai visto prima.
– Sarya…come procediamo ora? – chiese Numenor seguendo la sua naturale predilezione a inquadrare le cose ed organizzare le proprie forze.
– Mmm…direi di procedere come da programma. –
– Non credi sarebbe meglio avvertire qualcuno della situazione qui? Le alte sfere dei maghi ed evocatori a Stormwind potrebbero saper cosa fare. Forse anche i saggi druidi di Darnassus –
– E cos’andremmo a dire? Eh Numenor? Che elementi abbiamo in mano? Vero, c’è questo strano passaggio, ma non abbiamo altro da raccontare. Io dico di proseguire, raccogliere altri elementi, procedere con la missione originale ed al ritorno avremo un quadro più completo da poter esporre. –
– Forse Numenor ha ragione, Sarya. – Banedon aveva fatto un passo avanti dalle retrovie.
La sacerdotessa stava scuotendo la testa – Mi sembrava che con te avessimo discusso la questione non troppo tempo fa. Ci hai forse ripensato?!? – voltò le spalle a tutti e fece qualche passo. Poi si girò bruscamente di nuovo verso di loro – Quante altre battaglie abbiamo combattuto insieme? Quante situazioni disperate abbiamo affrontato…INSIEME?!?! Questa non è differente dalle altre! Fidatevi di me come fatto in passato! – puntando un dito verso Sud, seguendo la direzione disegnata dal varco in cielo, proseguì – domani all’alba andremo laggiù a compiere eventi che saranno narrati per decine d’anni in tutta Azeroth!! Non fermiamoci adesso, amici. –
Banedon e Numenor la fissavano in silenzio.Rambosso si avvicinò a loro e poggiò una mano sulla spalla di entrambi, annuendo ed accennando un sorriso – Va bene Sarya, siamo con te. –
– Bene amici, mi fa piacere sapere che ancora una volta siamo uniti – sorrise ampiamente nel dire ciò – Ora però riposiamo, è stata una giornata molto pesante per tutti e domani dobbiamo muoverci molto presto. Numenor, puoi organizzare tu la guardia? –
– Si, certamente. –
Mentre il paladino organizzava i turni di guardia, le persone iniziavano a prepararsi per la notte. Gli elfi della notte si radunarono in disparte. – E’ mai successa una cosa del genere prima? – Meushi chiese a Wolborg.
– Non so…da quando faccio parte di questo gruppo non ricordo diatribe così accese. Voi siete qui da più tempo di me, cosa dite? –
Momor, Jendevis, Manwe e Laren scossero la testa – la situazione è differente da altre affrontate in precedenza – disse la ladra.
– Faremo meglio a stare attenti…più del solito. –
– Momor! – chiamò Palladio da distante – sbrigati siamo al primo turno di guardia. –
Il cacciatore alzò un braccio verso il paladino e si incamminò. Il resto degli elfi tornò al proprio bivacco per il loro stato di semi-veglia.

Il vento freddo soffiava forte ora.

Nonostante il preludio, la notte passò senza problemi. Alle luci dell’alba tutti stavano lentamente riprendendo conoscenza. Alcuni più lentamente di altri: Thorrin, Shieed e Deathspike erano ancora in pieno sonno.
– Sei riuscita a dormire Sarya? –
– Si e no. Tu Kiriany? –
– No, sono preoccupata. Voglio continuare…ma non ti nascondo di essere tesa. –
– Ti capisco, ed anch’io mi trovo in una situazione analoga ma…mi fido del mio istinto. Vedrai, ce la caveremo come le altre volte e la FENICE sarà ricordata per molto tempo a venire. Ora muoviamoci è il momento di andare. – Sarya alzò il tono di voce e si rivolse agli altri – E’ ora di andare, prendete le vostre cose e partiamo!! –

In meno di dieci minuti tutti erano sulle proprie monte ed in movimento. Man mano che che si spostavano verso Sud il territorio attorno diventava sempre più brullo contrariamente a quanto ci si aspettasse da una zona paludosa come Dustwallow. Zone umide e verdi ormai si trovavano solamente alla base delle colline che precedevano la catena montuosa,le parti elevate invece erano appunto secche e prive di vita.
Il panorama cambiò quando invece di essere solamente brullo…diventò bruciato. Terreno e piante erano stati consumati dal fuoco non troppo tempo prima.

I viaggiatori si guardavano attorno in un misto di preoccupazione ed estrema attenzione nel cercare di scorgere un barlume di vita in quella distesa desertica.
– Dovremmo quasi esserci – disse Banedon – forse ancora una collina o due.
– Si…ma mi chiedo cosa abbia bruciato tutto questo…ed in un’area così vasta poi? –
– Un grande fuoco – disse Thorrin risoluto. Gli sguardi che si posarono su di lui gli fecero capire di aver appena detto un’incredibile ovvietà. Al chè visibilmente imbarazzato e stizzito tirò le redini del proprio caprone e rallentò tornando nelle retrovie.

La stima del guerriero in merito alla distanza da percorrere era corretta, dopo due colline si ritrovarono di fronte alla vallata che portava alla montagna della tana di Onyxia.

Quello che videro però confermò le loro paure. Si trovavano davvero di fronte qualcosa di impossibile. Il terreno attorno a loro era ancora più scuro e coperto di cenere delle colline che avevano attraversato, non c’era segno di alcuna vita animale o vegetale. I pochi volatili in cielo erano ben distanti e tali rimanevano.

il terreno davanti a loro era stato squarciato da un tremendo impatto ed un enorme cratere si protendeva dalla collina fino alla montagna. Il calore sprigionato dall’impatto era stato così elevato che la terra era cristallizzata in superfice e camminarci sopra risultava come procedere su del vetro. Al termine del cratere c’era la cosa che aveva creato tutta quella distruzione. Nessuno era in grado di identificare cosa fosse, ma sembrava come se una grande struttura di metallo si fosse incastrata nella montagna. Nella parte rivolta verso di loro erano ben visibili tre grandi parti circolari, disposte a triangolo, che sembravano essere delle fuoriuscite per qualcosa: infatti tre deboli colonne di fumo uscivano dal loro centro. Quella cosa poteva ricordare una delle invenzioni che gli gnomi ad Ironforge mostravano di tanto in tanto, solamente molto, molto più grande.
– E quello cos’è?!? – chiese Shieed
– Non lo so – rispose il mago.

– Ma qualunque cosa sia…è permeato dalla stessa energia del varco! –

Share with