6. La cittadella del vento.
Theramore era esattamente come il guerriero la ricordava: ventosa e costantemente scossa dalle onde del Grande Mare. Il viaggio in nave dal porto di Menethil era durato due settimane circa e non vedeva davvero l’ora di rimettere i piedi a terra. Ecco, rimettere, non era il termine da usare in quella circostanza: il cacciatore nano ed il nuovo Elfo della Notte avevano un colore verdognolo in volto. Il mare non era decisamente il loro luogo preferito.
– Pronto a sbarcare marinaio? – chiese Numenor mettendo una mano sulla spalla di Banedon.
– Non vedo l’ora Ammiraglio! – ribattè il combattente ed i due scoppiarono in una sana risata.
– Sai… – continuò Banedon – non ti nascondo di essere un pò preoccupato. –
– Per la missione? –
– Si. E’ passato molto tempo dall’ultima volta che sono entrato in quella tana maledetta – il guerriero portò istintivamente la mano sulla cicatrice sotto l’occhio sinistro, sfiorandola. – da allora, quello che abbiamo trovato là dentro può solo essersi rafforzato ed organizzato.
– Non puoi saperlo con certezza amico – lo incalzò il paladino appoggiandosi con entrambi i gomiti alla balaustra – potremmo anche arrivare lì e trovare solo una serie di caverne abbandonate e già “ripulite” da altri avventurieri!! – Numenor stava sorridendo al compagno cercando di infondergli sicurezza e risollevare il morale.
Il guerriero però sembrava troppo assorto nei suoi pensieri per lasciar attecchire il discorso del paladino. – Quello che so io – proseguì Banedon con lo sguardo fisso nel vuoto – è che quel giorno siamo entrati in quattordici… – si girò di scatto verso il paladino fissandolo negli occhi – …e solo in due ne siamo usciti. – Un lungo silenzio calò fra di loro, fintanto che il guerriero si allontanò ancora assorto nei suoi pensieri.
Numenor rimase solo a fissare all’orizzonte la città ed il suo porto che si “avvicinava” alla nave.
– Quell’esperienza lo ha scosso veramente. –
Numenor sussultò – Laren!! Non ti ho sentita arrivare! –
– Eheh – ridacchiò la ladra – se non fosse così potrei abbandonare la mia professione! –
– Già – confermò l’umano – Banedon è stato davvero segnato da quella sitauzione….e temo davvero che la cicatrice sia solo il segno più piccolo che gli sia rimasto addosso. –
– Speriamo che si ravveda ed i suoi nervi siano saldi quando arriveremo a destinazione. –
– Si – disse Numenor fissando l’elfa nei profondi occhi verdi, poi tornò a scrutare l’orizzonte – andrà così. –
*****
La taverna di Theramore era piccola ma accogliente. Lo stile era il classico delle taverne umane sparse sui vari continenti: tavoli all’ingresso, un grosso camino con le braci ardenti ed il bancone al pian terreno. Le stanze degli ospiti disposte al primo piano della struttura.
I tavoli erano praticamente del tutto occupati da Sarya e da i suoi compagni di viaggio.
– Abbiamo recuperato quello che serve per la missione? Intendo viveri e generi di prima necessità – chiese la sacerdotessa
– Si certo – rispose Numenor – abbiamo recuperato razioni ed acqua per il viaggio e per un accampamento stimato di dieci giorni. –
– Dieci giorni?! Non intendo restare tanto in quel posto!! –
– Non si sa mai amica…meglio essere previdenti! –
– Inoltre – disse Palladio – abbiamo anche recuperato pozioni e reagenti per poterci assicurare di essere sempre pronti all’azione.
– Perfetto. Per le cavalcature? –
I due paladini si voltarono contemporaneamente verso il terzo uomo seduto al loro tavolo.
– A quelle ho pensato io – disse Rambosso – la cittadella è piccola ma è ben fornita di varie cavalcature. Ho accordato il loro noleggio per domattina. –
– Notevole! Grazie…anche questo aspetto è stato coperto. Vi ringrazio amici, il vostro aiuto è come sempre preziosissimo. – e nel dire ciò alzò la pinta di fronte a sé verso il centro del tavolo. –
– Ad una brillante riuscita!! –
Le altre tre pinte non tardarono a unirsi al brindisi.
Poco più in là Shieed guardava perplesso Deathspike barricato dietro tre piatti vuoti. – Ma tu non smetti MAI di mangiare?!? – il mago infatti stava attaccando il quarto piatto di cinghiale e fagioli.
– Peh usavhe bene la majiiia sci vuoooe enerjiiia – rispose il mago senza preoccuparsi troppo del boccone che stava ancora masticando.
– Si ma quello non è mangiare!! E’ strafogarsi!! Sei l’unico qui attorno a dare spettacolo!! –
Wolborg osservava i due amici seminascosto dal bicchiere di sidro che stava sorseggiando, cercando di dissimulare le risate che si stava godendo dai loro battibecchi. Con lo sguardo cercò il tavolo dove Meushi ed il fratello stavano pranzando. Poggiò il bicchiere e disse – Mi allontano un momento, torno presto. –
– Si si, vai – disse il paladino.
– Mmmhhh…a hhopo – mugulò Deathspike.
– Per la Luce – riprese Shieed – guardati…sei davvero incredibile!! E dire che come Maestro dell’arcano ed utilizzatore di Energie Complesse dovresti essere un esempio di contegno e serietà!! Guardati invece!! –
Il mago non gli prestò attenzione.
Shieed girò il proprio sguardo attorno in cerca di un aiuto.
– Ecco….guarda lui – disse indicando un tavolo a circa quattro metri da loro. – lui è come dovresti essere tu!! –
Al tavolo sedeva un Elfo della Notte. Vicino al suo, unico, piatto erano presenti tomi e pergamene. Alla sedia accanto alla sua era appoggiata una staffa finemente curata che emanava una luminescenza propria. L’essenza del Fuoco era percepibile anche da persone che non avevano a che fare con magia e poteri arcani. L’attenzione dell’elfo non era rivolta al proprio pasto o ai tomi. Infatti lui stava fissando Shieed e Deathspike con una radioso sorriso sul volto.
– Il tuo amico ha ragione – disse rivolgendosi a Shieed – La manipolazione delle energie richiede una grande forza interiore. Questa forza può essere fornita anche tramite il cibo. Posso avvicinarmi a voi? –
– Certo – rispose Shieed. Deathspike agitò solo la testa in segno di assenso.
L’elfo si alzò e nel dirigersi verso il tavolo inciampò in parte nella propria veste. Recuperò subito l’equilibrio poggiandosi ad una sedia vicina. Deathspike stava per spotare il boccone a causa dello scoppio di risa. Shieed manteneva a stento un espressione seria.
L’elfo si riprese e scostò i lunghi capelli corvini fino a riportare alla luce i profondi occhi viola, riprese anche il sorriso di prima e proseguì.
– Scusatemi…devo aver inciampato in qualcosa – disse mentre si sedeva al tavolo.
– Nessun problema figurati – disse il Paladino – Permetti di presentarci, io mi chiamo Shieed ed….il pozzo senza fondo qui al mio fianco si chiama Deathspike. –
– Phiacevhe! – disse l’umano.
– Il piacere è mio! Mi chiamo Sceiren e sono qui a Theramore di passagio. Sto tornando verso Stormwind ed attendo la nave di domani. Voi invece? Come mai vi trovate qui? –
– Il nostro gruppo – dise Shieed facendo una mpio gesto del braccio sinistro ad indicare gli altri tavoli – è arrivato qui in cerca d’avventura e siamo…su una pista buona direi! –
– Oh si, assolutamente. Il modo è vasto e pieno di avventure…in particolar modo per voi umani…sempre alla ricerca di nuove sfide e vittorie. –
– Quindi anche tu ti occupi di magia? –
– Si – rispose Sceiren – lo studio della magia ha occupato gran parte della mia esistenza. Lo studio del Fuoco e delle energie che lo compongono mi ha affascianto da sempre. Questo mi ha spinto lontano da Darnassus fino alla vostra Capitale. –
– E come mai sei lontano da Stormwind? – Shieed trasalì…non erano infatti sue le parole appena dette…ma di Deathspike. Il mago umano aveva svuotato il quarto piatto di portata e la sua bocca era tornata a poter parlare normalmente.
– Sono qui perchè alcuni studi recenti hanno richiesto la consultazione di tomi molto particolari. Tomi che possono essere trovati solo qui, nella biblioteca privata di Lady Proudmoore che mi ha cortesemente consentito di poterli utilizzare. –
– Hai amici altolocati per poter arrivare fino a Lady Proudmoore! –
– Si…diciamo che sono stato fortunato. Non ci sarei mai riuscito se non fosse successo che anni fa, durante una missione in…. –
Le forti grida delle persone provenienti dall’esterno della taverna interruppero la narrazione dell’elfo. Tutti coloro che erano seduti ai tavoli si mossero di scatto interrompendo quello che stavano facendo e cercando di capire cosa stesse succedendo.
Oltre alle grida, la campana del forte della guardia cittadina iniziò a suonare freneticamente. A questo punto circa due terzi delle persone si stavano riversando all’esterno della struttura, esattamente come Shieed, Deathspike e Sceiren.
*****
Il panico dilagava all’esterno della locanda. Le guardie correvano ad armi spianate ed allo stesso modo i civili impugnado forconi o vanghe. Tutti si dirigevano verso il molo e la parola ‘mostro’ era quella che meglio si discerneva tra le urla.
Il gruppo uscito dalla taverna iniziò a correre verso il molo. Da uno sbuffo di fumo due pantere nere scattarono avanti a tutti gli altri ed i cacciatori del gruppo parevano avere una marcià in più cimentandosi in uno scatto che ricordava molto quello di un grosso felino. Gli altri avanzavano chi più che meno velocemente ed in breve tempo il tremendo spettacolo del molo fu davanti agli occhi di tutti.
Una creatura gigantesca emergeva dalle acque antistanti al molo e si ergeva per almeno quindici metri in altezza. La bocca era enorme e fitta di almeno tre file di denti aguzzi e letali che ricordavano molto quello degli squali. Sopra di questa due occhi verdi e vitrei fissavano la cittadella. Le possenti braccia terminavano con delle mani a tre dita palmate e fornite di artigli. L’aria era permeata di un disgustoso odore.
Il gruppo di persone che era accorso era fermo a circa trenta metri dal molo. Tutti…tranne una persona. Questa infatti era in piedi, sul ciglio del molo e fissava con aria di sfida la creatura. Indossava una lunga veste porpora con ricami viola.
Elenid si rivolse ad Halliwell – Lo senti? E’ un evocatore…come noi –
– Si – confermò la donna
– Ma chi è quello? – chiese una voce dal gruppo.
– Ha chiamato lui quella creatura? – fece eco un’altra.
– No – disse uno dei pescatori mentre tremava come una foglia – Io ho visto il mostro uscire dall’acqua e mentre scappavo verso il forte, ho visto quell’uomo correre al molo. –
L’umano sul molo iniziò a gesticolare e poco dopo una creatura demoniaca apparve al suo fianco: un umanoide in armatura di piastre che brandiva una grossa ascia a due mani. Il demone emetteva un aura di energia malvagia e la lama dell’ascia grondava continuamente sangue scuro, come se si fosse intrisa di quello dei dannati che aveva appena finito di martoriare sul suo piano di esistenza.
– Qualcuno conosce quell’uomo? – chiese il comandante della guardia in sella al proprio destriero, ma non ottenne risposta.
– Nessuno!?!? – esortò.
– E’ arrivato in città circa cinque giorni fa – rispose il locandiere – ha preso una stanza da me…mi sembra si chiami….Superomar. –
– Ma…vuole affrontarlo da solo?! – chiese Banedon
– Non lo so – rispose Sarya – quello che so è che non ho mai visto nessuna creatura del genere. –
– Nemmeno io – fecero coro più di una voce dal gruppo.
Il mostro marino sembrava non dare particolarmente attenzione a quanto gli accadeva attorno, l’arrivo del demone però sembrò destare il suo interesse. Il suo sguardo si diresse verso il molo sotto di sé e la bocca si chiuse in un tetro sorriso.
La guardia infernale serrò entrambe le mani sull’ascia, indietreggiò la gamba destra e ridistribuì il peso pronto a scattare all’attacco.
Le mani dell’evocatore erano circondate da un alone d’ombra pronte a scagliare il loro attacco.
Lo scontro era imminente. L’aria era ora pregna dell’energia dell’evocatore che aveva sicuramente raggiunto la creatura dell’abisso.
Il gruppo di persone osservava praticamente immobile la scena. Si trovavano di fronte a quello che sarebbe stato uno scontro epico e che i bardi avrebbero ricordato per molti anni a venire.
Questo si aspettavano tutti.
Quello che non si aspettavano fu invece quanto successe.
L’evocatore voltò le spalle alla creatura. Come il proprio padrone, anche il demone si voltò verso la cittadella ed il gruppo di persone che stava osservando la scena.
L’umano portò le mani a coppa attorno alla bocca e gridò a gran voce – Ehi gente!! C’è un incantatore fra di voi?! Avrei bisogno di potenziare alcune parti del mio equipaggiamento e vorrei farlo prima dello scontro in modo da pot… –
La frase, così come l’evocatore, fu spezzata da un potente colpo che la creatura inflisse con il dorso della mano sinistra ai due occupanti del molo. Il demone si volatilizzò a mezz’aria tornando nella dimensione dalla quale era appena arrivato. Il corpo senza vita dell’evocatore roteò in modo scomposto fino ad impattare con l’acqua dopo un volo di un centinaio di metri.
Lo sbigottimento generale fu subito dissolto dalla gutturale ed orrenda risata della creatura che tornava a spalancare la bocca. Allargando altresì le braccia emise un suono simile ad un sibilo.
Banedon imbracciò spada e scudo – Tutti quanti… – disse – PREPARATEVI AL COMBATTIMENTO!!!!!!! – il grido del guerriero infuse forza e determinazione in tutto quel gruppo di persone.
– Ai cannoni di difesa del molo!! Presto!! – disse il comandante delle guardie – Dobbiamo usarli per abbattere quel mostro. Sergenti! – tre persone fissarono il comandante mettendosi sugli attenti.
– Formate tre gruppi ed azionate i cannoni –
– Noi creeremo un diversivo con la creatura – disse Numenor – cercheremo di guadagnare tempo! –
Un grido di terrore lanciato da più persone richiamò l’attenzione di nuovo al molo. Un numero elevato di creature si stavano issando sul molo, salendo dalle rocce, risalendo sulla spiaggia dirigendosi verso la cittadella.
A prima vista le creature sembravano delle aragoste giganti incrociate a centarui. Le quattro zampe posteriori garantivano loro movimento mentre le due anteriori armate di grosse chele costituivano l’arsenale a disposizione. Il carapace sembrava tremendamente duro e resistente.
Alcuni civili scapparono gridando di fronte alla nuova minaccia, nel contempo dalle retrovie arrivavano altre guardie che, lasciati i loro pattugliamenti, stavano accorrendo per difendere la città.
– Non dobbiamo tardare a creare un diversivo!! – disse Banedon – Facciamoci strada fino al capo di questi granchi troppo cresciuti!!! YAAAAARRGGHHH!! – con uno scatto fulmineo il guerriero caricò le creature dritte davanti a sé.
Numenor qualche passo più indietro lanciò una benedizione sul proprio scudo e corse a sua volta verso le creature. Sarya pronunciò qualche parola sottovoce e ad un tratto mutò in un ombra semitrasparente che aveva le sue medesime sembianze. Un raggio d’ombra partì dalle sue mani diretto ad un gruppo di tre creature. – Ai cannoni presto!! – gridò uno dei sergenti, ed il gruppo compatto si divise sparpagliandosi.
Le creature erano ovunque ed i loro attacchi erano veloci e letali. Un gruppo di guardie e cittadini stava tenendo testa a due di loro. Spade e forconi sembravano non avere troppo effetto sul carapace che svolgeva il proprio compito dannatamente bene. Una delle creature attaccate ad un tratto si accovacciò e si chiuse a uovo. Le guardie colpivano con tutta la loro forza la schiena della creatura avvicinandosi per cercare di infliggere colpi più decisivi, ignari di essere caduti nella trappola della cratura. Da sotto il carapace infatti le chele schizzarono velocissime e prima che gli uomini poterono allontanarsi, due persone si ritrovarono a terra urlanti con gambe mozzate all’altezza di caviglie e polpacci. Gli stivali di cuoio o maglia metallica non sembravano essere assolutamente un problema. La creatura si rialzò fulminea e conficcò nel petto di uno dei feriti la propria chela destra. Il mostro emise un verso che sembrava quasi uno scherno, le creature attorno risposero con altrettanti disgustosi versi. La chela sinistra stava per assestare il colpo di grazia al secondo uomo quando un globo di fuoco centrò la creatura in pieno addome. – La zona dell’addome sembra vulnerabile!! – gridò Sceiren prima di far partire un secondo globo di fiamme verso la creatura.
L’umano mutilato stava cercando di allontanarsi dalla creatura che, sbruciacchiata, sembrava ora più decisa a vendicare il proprio dolore. Deathspike apparve a fianco del malcapitato – Sono qui amico resisti!! – La creatura stava chiudendo su di loro con entrambe le chele che schioccavano aprendosi e chiudendosi. Dal mago accovacciato partì un’esplosione di energia arcana che sbalzò in aria la creatura. Il globo scagliato da Sceiren cambiò traiettoria adattandosi alla nuova posizione del suo bersaglio e centrò l’aragosta a mezz’aria. Il corpo in fiamme della creatura ricadde sul molo.
– Ora ce ne andiamo di qui – disse Deathspike alla guardia che stava perdendo molto sangue. Il mago prese la guardia per le spalle ed iniziò a trascinarla verso la cittadella. Dopo un paio di passi entrambi scomparvero per riapparire una decina di metri più indietro, vicini ad un altro gruppo di persone.
– Kiriany!! Presto qui!! – disse appena meterializzati. La paladina accorse ed impose le proprie mani che emanavano un bagliore dorato. Le ferite dell’uomo si rimarginarono. – Grazie Kiri, controllalo tu per favore – disse il mago sfoderando un gran sorriso – io torno alla festa!! –
La battaglia si svolgeva su tutto il molo e la spiaggia. I curatori del gruppo erano uniti al centro dell’area in modo da poter raggiungere tutti i combattenti con i propri incantesimi, tutt’attorno a loro piccoli gruppi portavano avanti i propri combattimenti. Wolborg e Shieed combattevano fianco a fianco, dal momento in cui la notizia che l’addome era la parte vulnerabile delle creature, avevano lasciato dietro di loro un discreto numero di corpi spappolati. Jendevis, Numenor e Banedon creavano un invalicabile muro per il gruppo più numeroso di creature nella parte centrale del molo mentre dalle retrovie frecce, globi di chaos, raggi d’ombra andavano a colpire le creature assottigliando le loro fila.
Un’esplosione distolse l’attenzione di molti dal combattimento. Uno dei cannoni aveva fatto fuoco e la gigantesca creatura era stata colpita sopra la spalla destra. Il dolore causato le fece emettere un lungo lamento che si trasformò subito in un ruggito di rabbia. le piccole creature parvero trarre vigore e giovamento da ciò ed attaccarono con più ferocia.
Solo grazie ai suoi fulminei riflessi Jelanda riuscì a schivare un attacco portato da due lati da altrettante “aramostre”. Riuscì infatti a scansarsi appena in tempo per vedere un orso arrivare in carica sulle due creature: Manwe ruggì e lo spirito combattivo dei due mostri parve affievolirsi per un poco. A Jelanda non serviva altro, con grazia felina si portò alle spalle di una di esse e conficcò la spada a fondo nell’intercapedine fra due parti del carapace. Pochi istanti ed anche l’altra creatura subì lo stesso fato.
– Grazie Manwe, ora seguimi!! – disse allontanandosì dalle avversarie. L’elfo della notte sembrava titubante a voler arretrare: le creature erano ancora in piedi di fronte a loro ed agitavano le chele cercando di tornare all’attacco. Ma non andò così. In un attimo le creature si afflosciarono a terra continuado ad avere spasmi muscolari per poi fermarsi definitivamente. I veleni della ladra avevano portato a termine la loro fatale missione.
Nel frattempo una seconda esplosione centrò la gigantesca creatura al petto. Il mostro questa volta non si limitò ad impartire ordini nella loro incomprensibile lingua. Con uno scatto fulmineo, che nessuno si aspettava vista l’enorme stazza, si scagliò sul cannone che aveva appena fatto fuoco, unì le mani a maglio sopra la testa ed affondò un violentissimo colpo al cannone ed a coloro che stavano operandovi. L’impatto fu tale che molte persone persero l’equilibrio ed alcune costruzioni della cittadella si assestarono perdendo pietre, tegole e rilasciando nuvole di polvere.
Il cannone era distrutto e le macerie che ne avevano preso il posto erano in modo macabro ricoperte di sangue. – Non fermatevi!!!!!!! – gridò il comndante della guardia. – I cannoni sono il solo modo di fermarlo!! –
La creatura infatti perdeva vistosamente sangue dalle due ferite inferte.
– Dobbiamo far guadagnare più tempo a quei cannoni!! – urlò Banedon mentre si riparava dietro lo scudo.
Sarya fermò i propri attacchi alle piccole creature e si concentrò sulla grande.
– Tutto i vostri migliori attacchi su di lui!!! – gridò la sacerdotessa.
Al comando dato la creatura fu bersagliata da globi di fiamme, energie arcane, proiettili e frecce di vario genere. La creatura era visibilmente disorientata ora: non aveva più un unico punto da cui arrivavno attacchi che gli facevano male, ora arrivavano da tutte le parti. Non tardarono ad arrivare anche le bordate dei due restanti cannoni che iniziarono a sparare. Il bersaglio era talmente grande che mancare l’obiettivo sarebbe stato impossibile.
Tutti i colpi andarono infatti a segno e la cratura accusò pesantemente l’attaccò. Portando infatti entrambe le braccia al petto coprendo le ferite iniziò ad indietreggiare e ad emettere un lamento. Le diffese continuarono ad attaccare mentre l’esercito di piccole creature ripiegava verso il mare.
Un coplo di cannone centrò la creatura su una spalla facendo cadere il braccio ad essa legata a peso morto lungo il fianco. Un secondo colpo aprì ulteriormente una ferita sul petto che perdeva molto sangue. All’impatto la creatura perse l’equilibrio si voltò su un fianco e si tuffò andando a cercare rifugio nelle profondità dell’abisso dal quale era arrivato e portando con se le aramostre sopravvissute. I difensori della cittadella scoppiarono in urla di gioia e soddisfazione. Ma l’euforia durò poco tempo. I cadaveri a terra dei compagni caduti erano molti e le tristi operazioni di recupero dei corpi e l’arrivo delle famiglie, nascoste nel forte fino a poco prima, resero ancora più tangibile la tragedia di quanto successo.
Il gruppo di avventurieri si ricompose poco alla volta. Le ferite subite erano fortunatamente di poco conto: Kiriany, Rambosso e Palladio vi misero rimedio in poco tempo e poterono occuparsi di guardie e civili che avevano subìto danni più pesanti.
– Non l’abbiamo abbattuto!! Quello schifoso codardo è scappato!! – esclamò Thorrin.
– Si – disse Jendevis – ma forse non è un male. Se esistono dei suoi simili e lui torna da loro potrebbe esortarli a non ripetere il suo errore ed a non attaccare ulteriormente una città così ben difesa. –
– Oppure potrebbe tornare in forze. – disse Meushi.
– Già – fece eco Thorrin – ed è scapapto!! –
– Se tornerà saremo preparati – disse il comandante delle guardie che era sceso da cavallo e si era avicinato a loro – Ho deciso di aumentare il numero di cannoni posti a difesa, rinforzare le strutture e stabilire turni di presenza ai cannoni per giorno e notte. Non ci faremo più trovare impreparati, avete la mia parola. –
Togliendosi l’elmo e riponendolo sotto il braccio sinistro tese la mano destra in segno di saluto verso Banedon.
– Vi ringrazio a nome di tutta Theramore!! – Banedon strinse la mano del soldato.
– La nostra presenza qui è stata fortuita, ma siamo stati lieti di aver potuto aiutare. –
– Comandante McLane!! – gridò un soldato che si avvicinava di corsa – Comandante, ecco il rapporto preliminare delle vittime. – disse dopo aver salutato militarmente mentre gli porgeva una pergamana.
Il comandante srotolò la pergamena ed iniziò a leggere. L’espressione sul suo volto indicava che i caduti erano molti di più di quanto non pensava.
– Perdonatemi amici, devo andare. Intendo far iniziare subito le operazioni di costruzione…ed i reclutamenti. –
Detto questo si allontanò a fianco del soldato con il quale iniziò a parlare.
– Quando partiamo da qui Sarya? – chiese Numenor.
– Aspettiamo qualche giorno, per assicurarci che il nostro amico non si ripresenti e poi muoviamoci per la nostra destinazione. –
Il gruppo iniziò a muoversi verso la locanda. Alcuni andarono invece ad aiutare le persone che sul molo stavano ammassando corpi.
Shieed, Deathspike e Sceiren si ritrovarono d’un tratto soli. – Beh…è stata un’esperienza interessante…truce, ma interessante – disse l’elfo.
– Si – disse il paladino che ancora brandiva la sua spada a due mani – ora devo andare a rifarle il filo…ho falciato troppi granchiacci!! –
– Ti accompagno – disse Deathspike.
– Io invece farò un altro giro sul molo, poi rientrerò e preparerò le mie cose per il viaggio di domani mattina. E’ stato un piacere conoscervi, spero di poterci incontrare nuovamente un giorno. –
-Si – disse il paladino stringendogli la mano – sarebbe un onore. –
Sceiren osservò i due umani allontanarsi da lui.
– Sai – disse Deathspike – dopo che siamo stati dal fabbro direi che è il caso di tornare verso la locanda. –
– Perchè scusa? Hai fretta di rientrare in camera? –
– No…a dire il vero…vorrei mangiare qualcosa! –
Il paladino non commentò ma scosse solo la testa continuando il proprio cammino.