10. Cacciatori o prede?
– E’ libera…la Regina è libera – Zapp era ancora più pallido di prima ed i suoi occhi fissavano il nulla di fronte a lui mentre ripeteva quella nenia.
Il gruppo si era radunato nuovamente nel magazzino, i curatori del gruppo si erano preoccupati di sistemare al meglio delle possibilità i corpi dei due compagni di Zapp, mentre Numenor, Palladio e Rambosso stavano cercando di capire se fosse stato possibile utilizzare qualcosa dei marchingegni presenti in quella stanza. Purtroppo con scarsissimi risultati.
– Non possiamo restare qui – disse loro Sarya – se davvero queste creature sono scappate dalla loro prigione, allora dobbiamo muoverci e farlo con molta attenzione.
– Si – convenne Numenor – non indugiamo oltre…anche perché non siamo riusciti a capire molto delle cose che sono qui contenute. L’unico che può illuminarci su tutto è lui – disse facendo un cenno del capo verso Zapp.
– Zapp – lo chiamò Banedon – ZAPP!! – l’umano finalmente rivolse l’attenzione al guerriero
– Dobbiamo andarcene da qui…ed alla svelta! Prepara le tue cose, verrai con noi. –
– Ma non posso andarmene così!! I Marines coloniali hanno portato via quei mostri dalla loro tana. Non dovevamo arrivare qui ok, ma lo stesso mi sento responsabile per quanto sta accadendo ora. Devo assicurarmi che questo incubo finisca qui e che non si ripeta lo stesso destino di LV426. Non verrò con voi, devo prima risolvere questo danno. –
– E come pensi di farlo da solo?!? – disse Sarya – sei rimasto rintanato qui per giorni mentre sentivi grida d’aiuto e non hai mosso un muscolo! Tutto ad un tratto hai trovato il coraggio di agire?!?! –
Molti sguardi severi si posarono sulla donna che si rese conto di essere andata oltre il limite – Scusami Zapp….davvero non volevo. Siamo tutti stanchi e ci troviamo in una situazione del tutto anomala a quanto siamo abituati. Non volevo ferire il tuo orgoglio. –
– Non ti preoccupare, ho i nervi a fior di pelle anch’io. Quanto hai detto prima comunque è vero: l’assenza di azione da parte mia non ha migliorato questo casino…è ora di cambiare le carte in tavola e passare all’attacco. Anche se agisco da solo, posso fare affidamento su un buon arsenale, parecchi stim-packs ed abbastanza esplosivo M661 da far collassare un bunker corazzato! –
– D’accordo le armi le hai…ma dove pensi di voler cercare in un posto che non conosci per nulla? –
– Il corso avanzato di sopravvivenza su territorio alieno credo mi aiuterà. Inoltre le nostre fisiologie non sembrano molto differenti – disse prima di posare lo sguardo sugli Elfi della Notte e sul nano – o quasi insomma…non dovrei aver problemi a recuperare acqua e cibo. Inoltre ho anche un punto di partenza da dove iniziare la ricerca. –
– Un punto di partenza? Quale sarebbe? – chiese la sacerdotessa.
– Dai rapporti che ho letto la sala della Regina nei nidi è sempre un luogo caldo ed asciutto, solitamente fornito di un unico ingresso dal quale droni e guardie hanno accesso. Nel modulo un tale luogo non esiste, i motori sono ormai freddi e non vi è nucleo energetico interno. Devo quindi studiare i dintorni e capire cosa…ehi…ma che c’è ho detto qualcosa di strano? –
Gli ufficiali della gilda stavano scambiandosi occhiate intense ed un barlume di terrore era ben visibile. Una creatura che cerca di realizzare un nido letale in un posto caldo ed asciutto…con la tana di Onyxia a meno di un’ora di cammino. Il presagio era tutt’altro che roseo.
– Credo che potremo continuare il nostro viaggio assieme. Sembra che siamo diretti nella stessa direzione – disse Banedon.
******
In meno di mezz’ora il gruppo era fuori dal modulo e dalla caverna creata dall’impatto. Zapp si guardava attorno incredulo esaminando la scia di cristallo creta dal calore e la montagna contro la quali si erano schiantati.
– Dannazione!! Davvero non pensavo che il plasteel della nave potesse riflettere le vibrazioni all’esterno fino a questo punto! Cioè so che il materiale è stato studiato apposta per essere leggero ed in grado di resistere ad urti estremamente violenti, ma non pensavo fino a questo punto!! Se la nave fosse stata fatta con materiali di anche solo venti anni fa, si sarebbe liquefatta all’impatto.
– Il pla…cosa?!? – chiese Deatharrow che gli era di fianco
– Ehm…un materiale nuovo molto resistente al calore ed agli impatti ma allo stesso tempo leggero come la pla…mmm…molto leggero.
– Ho capito – l’Elfo sorrise e cinse con più attenzione la borsa militare che aveva a tracolla
– Mi raccomando – disse Zapp – la borsa che ti ho affidato è identica a quella che ho io, contiene molto esplosivo ad alto potenziale…è ESTREMAMENTE pericolosa. Devi evitare che sia esposta a temperature troppo elevate e scariche di energia altrimenti potresti vedere i fuochi d’artificio da troppo vicino per i tuoi gusti.
– Non ti preoccupare hai la mia parola che non succederà nulla. Ho anch’io esperienza con gli esplosivi sai? Forse nulla di così potente come queste cariche, ma nemmeno giochi da fanciulli!
– Si..si va bene. Me lo hai già detto!! Piuttosto cerca di ricordare la procedura di innesco e l’utilizzo del detonatore…anzi…ripetimela daccapo. –
L’elfo era estremamente contento di aver trovato qualcuno con cui condividere la propria passione. Iniziò quindi a ripetere in modo molto diligente le operazioni che Zapp gli aveva spiegato all’affidamento degli esplosivi.
Il gruppo procedeva verso Sud con un’andatura elevata. – Saremo all’ingresso in un’ora circa, avessimo avuto le cavalcature forse nella metà del tempo saremmo arrivati – disse Numenor
– Va bene così – asserì Sarya – meglio procedere facendo molta attenzione a quanto può accadere con questa nuova minaccia nella zona.
Fu allora che la montagna ed il terreno tremarono di nuovo. La scossa fu unica, breve ed intensa. Thorrin sbottò – per Muradin!! Quella nave deve aver fatto molto più danno del previsto se la terra ancora non si è assestata –
– Temo che non solo l’impatto abbia generato questa cosa – disse Manwe
– Che vuoi dire? –
– Intendo dire che l’impatto può aver creato il danno ma forse i terremoti potrebbero derivare da qualcos’altro che sta succedendo sotto la superficie. Forse qualcosa di correlato ai nuovi, presunti, abitanti –
– Uno scenario niente male! – disse il nano dando una lieve spallata all’elfo – sarà il caso di preparare l’arsenale allora!! –
Come stimato, in circa un ora il gruppo si trovò alla caverna che segnava l’ingresso alla tana di una delle creature viventi che da più tempo solcavano i cieli e la terra di Azeroth.
– Eccoci – disse Banedon – proprio come tanti anni fa
– Non propio – lo corresse Sarya – questa volta usciremo da qui a testa alta! – il guerriero ricambiò il sorriso della donna
– Certo Sarya, come dici tu. –
– Ora entriamo, manteniamo la solita formazione. Banedon, Jendevis e Numenor in testa. In coda Manwe, il resto…compatti in centro. Andiamo!! –
Il gruppo iniziò a muoversi come da disposizione quando un tintinnio metallico attirò la loro attenzione dalle retrovie. Deatharrow stava martellando la superficie della caverna e vi stava inserendo uno dei suoi dispositivi. La cosa tanto somigliava ad uno dei cilindri di Zapp di cui si stava interessando all’interno della nave…ma in versione più rozza e con vistosi cavi che fuoriuscivano da uno dei due lati.
– Fratello!! Per Elune, si può sapere cosa stai combinando adesso?!?! –
– Tranquilla Meu…è il piano B questo. Da non interpretare come mancanza di fiducia nei nostri ufficiali – si affrettò ad aggiungere – ma preferisco sempre avere un’opzione in più. Tranqulli ci metterò solo un paio di minuti!! Non aspettatemi sarò sempre poco dopo di voi ed al termine rientrerò nei ranghi –
– Dice sul serio? – chiese Sarya alla cacciatrice
– Temo di si…mio fratello è eccentrico, ma su queste cose è decisamente serio e, quasi mi pesa ammetterlo, affidabile. –
– D’accordo…procedi pure, ma fai attenzione. Se vedi o senti qualcosa, lascia tutto e raggiungici! –
– Ricevuto – rispose l’elfo che non aveva smesso di lavorare e stava richiudendo il buco fatto
– Muoviamoci – disse Banedon dalla testa del gruppo e tutti ripresero a camminare. Avanzavano piano ed il rumore di sottofondo di sfiati di vapore ed acqua che gocciola era interrotto ad intervalli regolari dal rumore del martello di Deatharrow il quale entro breve si riunì al gruppo con un’espressione soddisfatta sul volto. Man mano che il gruppo scendeva verso il basso la temperatura saliva. La roccia, illuminata da torce e lanterne, era sempre più scura. Thorrin la riconobbe subito di natura lavica e vista la zona, non ci doveva aspettare nulla di differente.
– Fate attenzione ora…qualcosa cambia. – disse Bendon illuminando meglio una delle pareti. La roccia non sembrava più tale, anzi sembrava come ricoperta di un spessa membrana di colore grigio/verde. La membrana sembrava pulsare, molto lentamente.
– Ci…ci siamo – disse Zapp visibilmente in preda a fremiti di paura
– Tutto a posto? – gli chiese Kiriany poggiandogli una mano su una spalla
– Si…è solo il momento di un pò di coraggio liquido! – ed estrasse un piccolo cilindro rosso ed oro lungo all’incirca una ventina di centimetri. Con i denti tolse una parte che faceva da coperchio rivelando un piccolo ago. Si conficcò d’un tratto l’ago nella gamba destra ed in pochi istanti il fremito passò e l’espressione del suo viso divenne più rilassata e risoluta.
– Grazie a chi ha inventato gli stim-pack – disse lasciando cadere il cilindretto.
– Ma questa cosa – disse Palladio pestando la membrana con un piede – è viva?!?! –
– Non propriamente – disse Zapp – trasporta nutrienti ed ha un suo sistema vascolare ed endocrino ma non è viva. E prima che lo proponiate: attaccarla non avrà nessun effetto se non avvertire gli xenomorph di dove siamo. –
– Allora procediamo – disse Banedon – e con molta attenzione.
Man mano che il gruppo procedeva la temperatura continuava a salire, un caldo secco ormai permeava ogni zona. Si trovarono di fronte a parecchie diramazioni della caverna e Banedon non mostrava il benchè minimo dubbio sulla strada da intraprendere, si fermava solo alcuni istanti prima di riprendere il proprio cammino e la pausa era talmente breve che i gruppo non faceva nemmeno in tempo ad arrestarsi, rallentava solamente. Tutti quanti procedevano in rigoroso silenzio. Solo il rumore dei passi su quella superficie molliccia ed un lontano rombo li accompagnavano. I compagni animali dei cacciatori erano visibilmente nervosi, il lupo di Momor avanzava ad orecchie dritte in cerca di captare un rumore al di fuori della norma, i felini procedevano acquattati e pronti al balzo, l’orso del nano sfoderava le zanne ed emetteva un lieve ringhio.
Un nuovo bivio. Questa volta il gruppo si fermò completamente, Banedon infatti era fermo e contemplava l’una e l’altra caverna di fronte a se illuminandole con la torcia che impugnava.
– Che succede amico? – chiese Numenor
– Mmmm…la strada fino a qui la ricordavo all’incirca. Le caverne non sono cambiate molto da allora a parte qualche dettaglio e questa cosa infernale che le permea. Ma ora davvero non so come procedere. –
– Faremo alla vecchia maniera – disse Sarya – scendiamo da una parte e se ci ritroviamo in un vicolo cieco, torniamo indietro e prendiamo l’altra! –
– Non vedo molte altre alternative. Dovremmo segnarci il posto e la strada però per essere sicuri di poter tornare correttamente sui nostri passi. –
– Per quello posso aiutare io – disse Zapp poggiando a terra lo zaino. Dopo una breve ricerca estrasse da una tasca laterale una manciata di piccoli cubi metallici, ne tenne uno e mise gli altri in tasca. Quello in mano lo strinse fra pollice ed indice effettuando una lieve pressione, dopodichè lo lasciò cadere al suolo. Il cubo iniziò ad emettere una luminescenza intermittente.
– Con questi dovremmo essere a posto, basta piazzarne per la strada! –
– Ottimo – convenne la sacerdotessa – ora non resta che decidere. Banedon a te l’onore di… – la sensazione della terra che manca sotto i piedi attanagliò tutti quando la cavrena iniziò a tremare violentemente.
– TERREMOTO!!! – grido Thorrin prima di venir sbalzato a terra. Accanto a lui anche i compagni erano sbalzati da ogni parte e dal soffitto iniziavano a cadere rocce di dimensioni considerevoli. Ma non era questo il peggio. Le ferite inferte a quella cosa che permeava la superficie iniziavano a “sanguinare” e gli schizzi che ne fuoriuscivano bruciavano come il fuoco a contatto con la pelle. Se non peggio.
– NON POSSIAMO RESTARE QUI…MUOVETEVI TUTTI DA QUESTA PARTE!! – gridò Banedon correndo come meglio poteva nella caverna di sinistra. Gli altri componenti iniziarono a muoversi, chi a carponi, chi mantenendo l’equilibrio a stento e cercando di aiutarsi a vicenda. La scossa però non indicava di voler teminare, anzi l’intensità aumentò.
Le poche torce che rimanevano accese erano l’unica illuminazione a disposizione, e non erano sufficenti a fornire a tutti una chiara visione di cosa stesse accadendo. Il guerriero ora fermo ed appoggiato ad una parete continuava a gridare – DA QUESTA PARTE SVELTI!! – ma altre grida ed i rumori di rocce che cadevano al suolo coprivano i suoi sforzi.
Fu a quel punto che il soffitto della caverna cedette in modo massiccio
******
Con il suono di colpi di tosse e lamenti Banedon riprese coscienza. Sentiva del sangue caldo che gli colava dalla fronte ed il pulsare associato al dolore gli indicò che doveva aver sbattuto da qualche parte o che più probabilmente qualche roccia l’aveva colpito. Tutto intorno era buio ed il terremoto sembrava essersi placato. Per il momento.
– Qualcuno…qualcuno ha una torcia e riesce ad accenderla? – chiese il guerriero
– Banedon? Stai bene? – rispose una voce femminile
– Si Kiriany…solo qualche graffio. Hai una torcia? –
– Dovrei averne alcune nello zaino – rispose un’altra voce femminile, sembrava quella dell’elfa cacciatrice.
Infatti, dopo alcuni colpi dati all’acciarino, Meushi reggeva di fronte a se una torcia.
– Ne ho altre qui, venitele a prendere – disse porgendo quella accesa.
In breve tempo le torce a disposizione furono accese e le persone aiutate a rimettersi in piedi. Il soffitto crollato aveva del tutto chiuso la caverna dalla direzione da cui arrivavano anche se quello non era il vero problema.
Il numero delle persone era vistosamente calato. Banedon corse alla parete di roccia che bloccava il percorso. Era dannatamente solida. – EHI!!! – gridò picchiando i pugni contro la roccia per poi fermarsi ed attendere una risposta..che non arrivò.
– Voi sentite qualcosa? – chiese Sarya agli Efli della Notte rimasti. Tutti loro si avvicinarono alla parete, Momor e Jendevis appoggiarono mani e testa alla roccia e restarono fermi ad ascoltare.
Nessuno attorno proferiva parola alcuna – Mi spiace Sarya – disse la druida – non riesco a sentire nulla – io nemmeno – confermò Momor ed anche gli altri scuotevano la testa mestamente.
– Potremmo cercare di scavare – disse Elenid rimasto in disparte fino ad allora
– E’ rischioso – disse Wolborg – potremmo anche peggiorare la situazione. Mi duole dirlo, ma la cosa migliore da fare ora è muoversi di qui. –
Meushi non si era resa conto che Wolborg le era a fianco. Aveva cercato il fratello appena ripresa conoscenza e l’aveva subito trovato. Ora si sentiva sollevata sapendo che il guerriero si trovava accanto a lei.
– Wolborg ha ragione – convenne Banedon – dobbiamo spostarci da qui. –
– Si ma…gli altri??! – proseguì l’evocatore – non possiamo lasciarli! –
Banedon abbassò il capo prima di parlare – Se non sono rimasti sepolti dal crollo, si staranno muovendo anche loro. Potremmo reincontrarci più avanti o fare nuovamente gruppo all’uscita. Una cosa è certa, non possiamo tornare indietro, quindi tanto vale proseguire. Sarya tu che ne dici? –
La sacerdotessa non rispose, il suo sguardo era fisso nel vuoto. Le era già capitato di perdere compagni in battaglia, ma mai così tanti e senza un tangibile nemico da combattere. Sette persone mancavano all’appello: Halliwell, Jelanda, Laren, Manwe, Palladio, Thorrin e Rambosso.
Kiriany toccò la sacerdotessa – Sarya, tutto bene? –
La donna trasalì – Si…si…dobbiamo muoverci, come dice Banedon…non voglio restare qui un istante di più. Muoviamoci. –
Detto questo, brandì una torcia e si avviò da sola.
– Numenor – chiamò Banedon – Sarya è visibilmente scossa. Per cortesia stalle tu vicino e ristabiliamo l’ordine di marcia con le persone rimaste, non può stare lei in prima linea! –
– Si, hai ragione. Lascia fare a me. – ed allungò il passo per recuperare la donna, la cinse a se con un braccio e le tolse la torcia di mano.
– Riformiamo il gruppo forza – disse Banedon – Jendevis, bada alla retroguardia, io starò davanti, voialtri disponetevi al centro. Su, andiamo. –
La marcia riprese mentre il pianto ed i singhiozzi di Sarya affondavano nell’abbraccio di Numenor.
******
– Dannazione, DANNAZIONE!! Questi stupidi sassi non sono per nulla stabili. Non possiamo scavare e non abbiamo gli strumenti per poter puntellare e poter spostare le pietre in sicurezza! – Thorrin parlava in fretta più a se stesso che non alle persone che gli erano attorno. Tutti erano riusciti a scampare alle roccie tranne Halliwell, la cui gamba sinistra era rimasta intrappolata. Rambosso aveva cercato di porre rimedio alle ferite, rendendosi amaramente conto però che la magia sembrava ancora non funzionare come avrebbe dovuto. L’evocatrice si reggeva alla spalla di Manwe con la gamba ferita piegata e sollevata da terra.
Le rocce bloccavano del tutto l’accesso alla caverna di sinistra e parzialmente quella di destra.
– Gli altri ce l’avranno fatta? – chiese Halliwell
– Non lo so – disse Palladio – dovremmo trovare un modo per passare dall’altra parte per poterlo sapere. Conosci qualche incentesimo? –
– No…nessuno utile ora. Avrei bisogno di un portale dall’altra parte per poter attraversare le rocce…e di certo non ho avuto modo per piazzarlo prima. E’ successo tutto così in fretta… –
– Proseguiamo allora – disse Thorrin – gli altri potrebber aver bisogno d’aiuto. Noi ce la siamo cavata con poco. –
Il gruppo riprese la marcia imboccando la galleria di destra.
– Sento qualcosa – disse Halliwell. Il volto era imperlato di sudore, la gamba le faceva molto male dato che le cure di Rambosso non erano riuscite a rimarginare le ferite del tutto.
– Io non sento nulla – disse il nano dopo aver portato una mano all’orecchio sinistro.
– No, non intendevo un rumore. Un residuo. Un residuo energetico. –
Tutti si guardarono con un’espressione interrogativa
– A pensarci bene, credo di poter essere l’unica a sentirlo. Gli altri potrebbero esser Elenid e Deathspike, ma non sono qui. –
– Intendi l’incantesimo di ieri giusto? – chiese Rambosso
– Si esatto –
– Ma può essere arrivato fino a qui?!?! – disse Palladio
– Normalmente un incantesimo di quel genere ha portata anche maggiore. E’ magia antica ed utilizza forze oscure in maniera un pò troppo…ehm…disinvolta. Per quello è stata “dimenticata” – si fermò per una smorfia di dolore e deglutì – Comunque…è in quella direzione che sento qualcosa. – disse puntando la mano verso il fondo della caverna.
– Andiamo avanti allora! – disse Thorrin e riprese il cammino a passo spedito raggiungiendo Manwe.
A meno di una ventina di metri da loro la caverna svoltava verso destra. Poco prima della svolta Laren richiamò l’attenzione di tutti – Guardate le pareti. –
Il gruppo si fermò e le torce furono avvicinate ai muri. La copertura biologica che permeava le caverne sembrava fermarsi esattamente allo stesso punto su pavimento, mura e soffitto.
– Dall’altra parte non era così – confermò Jelanda – era molto più…erratica. Non c’era un taglio netto tra la roccia e questa cosa. Mi chiedo se non sia legato alla question del residuo di cui parlavi prima –
– Credo proprio di si – disse Manwe che, portatosi avanti di qualche passo ancora, aveva svoltato e fissava ora qualcosa davanti a sé – venite a vedere. –
Non appena il resto delle persone oltrepassò l’angolo fu possibile a tutti vedere una luminescenza azzurra che fluttuava vicino ad una parete. Le dimensioni erano circa quelle di un umano e l’intensità del bagliore sembrava aumentare e diminuire ad un ritmo costante.
– Quindi questo sarebbe uno dei varchi che avete reso visibili – disse Rambosso – se davvero di un varco si tratta. –
– Oh…questo si scopre in fretta – disse Jelanda raccogliendo un sasso da terra e scagliandolo in direzione del varco. La roccia entrò nella luminescenza. Ma non ne uscì dall’altra parte.
– La vostra teoria sembra corretta – disse Laren – ma dove conduce quella porta, davvero non voglio saperlo! –
– Nemmeno io – disse Thorrin – torniamo indietro. Tanto più che la caverna finisce la dietro. Non possiamo continuare comunque. –
Il gruppo riprese a ritroso il cammino. Superata la barriera di rocce, l’orso di Thorrin iniziò a ringhiare. Il cacciatore si fermò di colpo e, con una velocità che nessuno si sarebbe aspettato, sfoderò e puntò l’arma verso il buio.
– C’è qualcosa la – sussurrò il nano.
Osservando con attenzione era davvero possibile veder qualcosa muoversi tra le ombre.
– Il gruppo? – chiese Rambosso
– Temo di no – rispose Thorrin
– Andiamo a vedere – disse Laren prima di scomparire fra le ombre. Jelanda fece lo stesso.
Le ladre si muovevano silenziose come le ombre nelle quali si erano nascoste. La visibilità era molto scarsa ma riuscirono ad un tratto a distinguere delle creature che parevano accovacciate al suolo. Alcune immobili. Altre che si spostavano lentamente. L’umana e l’elfa si immobilizzarono. Una della creature si stava spostando allontanadosi da loro. Procedeva lentamente spostandosi sui quattro arti, la testa era stranamente lunga e pareva molto liscia, Laren non riusciva a scorgere occhi di nessun genere, ma questo non la tranquillizzava. Creature abituate all’oscurità potevano aver poca necessità di occhi molto sviluppati. La creatura continuò il suo cammino fino ad arrivare in una specie di nicchia dove si accovacciò fino a diventare quasi invisibile. Si nascondevano lì dentro. E loro avevano camminato in quella cosa per quasi tutto il tempo. Chissà quante altre creature avevano già incontrato senza rendersene conto. Di sicuro una l’avevano mancata di pochissimo: quella che si trovava ora di fronte alla ladra.
Distratte da quella che si stava allontanando da loro, Laren e Jelanda non si erano rese conto di quella. Laren cercò molto lentamente di raggiungere la spada al suo fianco. In un istante la creatura sollevò un braccio e cinse Laren per la gola sollevandola da terra. L’umana portò entrambe le mani su quella della creatura cercando di aprirla. Era fredda al tatto e pulsava ad un ritmo costante. Nonostante tutti i suoi sforzi nessun segno di cedimento pareva esserci. Per quanto la riguardava, la mano poteva esserle stata saldata attorno al collo. L’ossigeno iniziava a mancarle e così le forze. Fu allora che Jelanda intervenne. In qualche modo era riuscita a sgattaiolare alle spalle della belva ed estratte spada e pugnale conficcò entrambe le armi nella schiena dell’aggressore. Solo che le armi non sortirono l’effetto desiderato. Due ferite si aprirono ma erano più superficiali che altro. Gli schizzi di sangue che ne fuoriuscirono la investirono sul volto e braccia e fu allora che il dolore lancinante iniziò. Jelanda iniziò a gridare portandosi ciò che restava delle mani al volto e buttandosi a terra.
Due torce furono lanciate dal gruppo nella retroguardia ed atterrarono in prossimità delle ladre e delle creature. Queste ultime, scansarono il fuoco delle torce allontanandosi, come se lo temessero davvero. Nello spostarsi le creature si rivelarono in tutta la loro altezza. Ben più alte di un elfo della notte la loro struttura era poderosa, ma allo stesso tempo essenziale. Non indossavano armature, ma braccia, gambe e la ora visibile coda sembravano decisamente resistenti.
– Per Muradin!! – disse Thorrin prima di aprire il fuoco sulla creatura che stava strangolando Laren. Il proiettile centrò la spalla del mostro che però non allentò la presa. Altre tre creature iniziarono a correre verso di loro. Il compagno animale di Thorrin partì alla carica. Allo stesso modo fece Manwe dopo essersi tramutato a sua volta in orso. Gli orsi riuscirono ad interrompere la carica delle creature che combattevano con una forza e velocità che mai Manwe aveva incontrato sinora. I loro artigli affondavano nella coriacea pelle dell’orso senza porsi problemi di alcun genere. Al contrario, i suoi colpi miglior intaccavano solamente la corazza degli assalitori.
Le migliori cure di Palladio e Rambosso riuscivano a stento a chiudere le ferite inferte ai due soli bastioni che li dividevano da quell’orda. Nelle retrovie delle creature, il loro numero pareva essere aumentato. Halliwell iniziò allora a scagliare incantesimi per cercare di sfoltire tale gruppo. Nel farlo si rese conto che Jelanda era immobile a terra, ma Laren e la creatura che la teneva erano scomparse. Con un grido l’evocatrice chiamò a se un demone armato di un’insanguinata ascia bipenne e lo scagliò nella mischia.
Thorrin aveva iniziato a suddividere i prorpi attacchi con le magie di cura che conosceva per aiutare il proprio compagno anche perchè si era presto reso conto che i sui attacchi non sembravano portare alcun tangibile beneficio. Fu allora che una pioggia di fuoco cadde sulle creature. Halliwell era in piedi con il braccio detro alzato e stava recitando l’incantesimo. Come per le torce prima, le creature iniziarono a scappare in varie direzioni, sembravano davvero essere vulnerabili alle fiamme. Le creature incendiate si rotolavano a terra cercando di estinguere la fiamma ma per qualche ragione il fuoco sembrava attechire su di loro in modo molto efficace.
– Ah…beccati!! – disse l’evocatrice con un sorriso sulle labbra. Palladio e Rambosso non avevano smesso un solo istante di lanciare incantesimi di cura e protezione ed il paladino iniziava ad essere a corto di energie. Una rapida ricerca sulla cintura gli fece raggiungere una fiala contenente un liquido di colore azzurro. La stappò e ne trangugiò il contentuto recuperando parte delle enrgie necessarie per altri incantesimi.
Halliwell nel contempo continuava a mietere vittime con i suoi incantesimi basati sul fuoco la situazione sembrava essersi ribalatata, ora erano le creature ad essere sulla difensiva. Ma non durò per molto: la linea di difesa dei due orsi e del demone reggeva, i curatori erano allo stremo e l’attenzione di tutti era rivolta verso il centro della caverna. Nessuno fece caso alle due creature che, dal soffitto, piombarono su Halliwell e Palladio.
– Nooo…lasc….mpfhhhh – l’evocatrice si trovava con entrambe le mani di una delle creature sul volto e la pioggia di fuoco s’interruppe. Subito nuove creature si fecero avanti dalle retrovie.
Palladio colpiva il suo aggressore come meglio poteva ma il suo martello da guerra non scalfiva nemmeno la superficie dell’alieno che afferrò per le spalle il paladino e lo sollevò da terra girandosi di scatto. Nella rotazione, la sua coda colpì in pieno Rambosso che nel frattempo stava cercando di dare il tutto per tutto per tenere in vita Manwe che ora si trovava da solo a confrontarsi con tre creature, il compagno animale del cacciaore infatti era riverso al suolo immobile.
Il sacredote, sbalzato all’indietro, colpì il muro di rocce franato di recente e cadde prono a terra. Il paladino ancora in completa balìa dell’alieno non fece in tempo a notare il volo del compagno, la sua attenzione era del tutto assorbita dalle zanne che si trovava allaltezza del volto. La creatura stava spalancando le sue fauci, rivelando una seconda, più piccola, fila di denti su entrambe le arcate. L’ultima cosa che il servitore della Luce vide fu proprio questa seconda bocca che scattava verso di lui.
– Maledetti!!!! Lasciateli!!!!!!!! – La creatura nemmeno si rese conto del nano a fianco a lui che inveviva e lo colpiva con la sua ascia a due mani. Mantenendo il paladino con una mano, colpì il nano con l’altra e balzò in avanti tornando verso il suo gruppo. Thorrin cadde all’indietro perdendo l’arma.
Manwe combatteva strenuamente, ma senza supporto da un curatore, le ferite si aprivano sempre più in fretta ed ogni attacco a segno portava con se il sangue dei nemici che corrodeva i suoi arti ed il muso. In quel momento le creature che trasportavano Halliwell e Palladio gli passarono accanto. Con un ruggito, Manwe si alzò sulle zampe posteriori ed atterrando caricò portando con se le creature: non le avrebbe lasciate andare via con i suoi compagni. La sua carica però durò brevemente. Altre due creature si avventarono su di lui con artigli affilati e ferocia inaudita. L’azione disperata dell’elfo consentì però di ristabilire per un istante le sorti dello scontro. Halliwell riuscì a liberarsi per il tempo necessario a lanciare un incantesimo. Delle ondate di fuoco iniziarono a farsi strada partendo dall’evocatrice e bruciando tutto ciò che si trovavano attorno. Almeno una ventina di creature furono investite dalle onde di fiamma e la caverna si riempì di goffi corridori infuocati che si gettavano contro le pareti ed il suolo, scontrandosi tra di loro cercando di estinguere il fuoco.
Rambosso riprese i sensi rendendosi conto che qualcuno lo stava trascinando dalle spalle – Che succede? –
– Ti sei ripreso! Ce la fai a camminare? –
– Si, ce la faccio – disse mentre recuperava l’equilibrio – ma gli altri? Cos’è successo? –
– Temo che siamo rimasti in vita solo noi due…e non lo faremo a lungo se restiamo qui. Quelle bestiacce sembrano davvero inarrestabili, solo il fuoco sembra fargli paura. –
– Tu sei ferito! – disse il sacerdote notando le profonde cicatrici da ustione sul volto e braccia del cacciatore
– Si, ma non possiamo preoccuparcene adesso, dobbiamo andare! –
– Andare? Dove? – rivolse lo sguardo verso la zona dello scontro. Ondate di fuoco stavano divampando ovunque e le creature in fiamme correvano all’impazzata. Alcune di loro impattarono con violenza contro le rocce franate.
– Al varco…quella cosa di cui parlava Halliwell prima –
– Per far cosa? Non vorrai attraversarla?!?! –
– Hai altre opzioni? Restare qui significa andare incontro a morte certa. Hai visto come ci hanno ridotto in meno di due minuti e quelle persone – disse puntando il dito indice verso il fuoco – erano tra i migliori combattenti che avessi mai visto!! –
Il sacerdote rimase in silenzio, poi rispose – No, no ho alternative migliori. Ma se lo attraversiamo non abbiamo idea di dove possiamo finire, potremmo ritrovarci in un posto anche peggiore di questo. –
– Allora significa che la nostra ora è arrivata – disse risoluto – e che non avevamo modo di scamparla. Che vuoi fare ora? Io sono intenzionato ad andare, il tempo stinge davvero.
Altre rocce caddero spinte dagli alieni in fiamme ed il passaggio, già esiguo, arrivò a chiudersi del tutto.
Solo il bagliore azzurro del varco illuminava la caverna. Lo stridio delle creature e le grida si stavano affievolendo. Forse per la roccia che li divideva, forse perchè le creature si erano allontanate o erano definitivamente cadute.
– A questo punto – disse Rambosso – siamo obbligati a provare. Anche volendo, non potremmo restare qui. Ma…il resto del gruppo… –
– Non sappiamo nemmeno se sono ancora vivi – disse il cacciatore – e se lo sono, allora prego tutte le divinità affinchè riescano ad uscire da qui il prima possibile! –
detto questo voltò le spalle al sacerdote e si diresse verso il varco. Di fronte alla luminescenza azzurra si fermò, strinse i pugni e disse – Pronto! –
Uno scudo di Luce, lanciato dal sacerdote, lo avvolse prima di tuffarsi dentro quel passaggio.
Come per la pietra prima, nessun rumore di atterraggio. Il nano era semplicemente svanito.
– Tocca a me – disse ad alta voce Rambosso e volgendo la testa verso le rocce dietro di sè – Amici, spero con tutto il cuore che la vostra sorte sia stata migliore di questa – dopodichè intonò il canto per ricevere la protezione di Luce che poco prima aveva protetto il cacciatore. Con passo deciso attraversò il varco.
Una forte sensazione di freddo lo avvolse completamente. L’ultima cosa che sentì prima di perdere i sensi gli sembrò essere il rumore del vento.