Capitolo 11 — Dove il sole non può raggiungerti

11. Dove il sole non può raggiungerti.

Il gruppo procedeva compatto lasciandosi alle spalle il muro di roccia crollata. Zapp e Deatharrow stavano per l’ennesima volta ricontrollando lo stato dell’esplosivo nelgli zaini; confabulavano tra di loro ma le espressioni dei loro volti indicavano che tutto era come doveva essere. Restava solo da trovare la loro preda e mettere in atto il loro piano.

Banedon aveva la fronte imperlata di sudore e non era il solo. La temperatura cresceva ad ogni metro.
– E’ un caldo dannatamente secco – disse Shieed
– Il posto ideale per loro – rispose Zapp
– Allora meglio stare pronti – disse il paladino stringendo le mani sull’elsa della grande spada che brandiva.

Le caverne arrivavano ora ad intrecciarsi ad intervalli irregolari creando un intricato labirinto. Zapp aveva smesso di disseminare i suoi segnapasso luminosi dal momento in cui erano rimasti tagliati fuori dalla frana. Sarebbe stato inutile ripercorrere a ritroso il percorso per trovarsi in un vicolo cieco.
Numenor camminava fianco di Sarya e la osservava di tanto in tanto: la donna aveva smesso di piangere ma era visibilmente provata dalla situazione. Provava un forte senso di colpa e paura. Li aveva convinti lei a seguirli in quell’impresa, era stata una mera ricerca di gloria…ed ora molti dei compagni erano morti o almeno dispersi.
Il paladino si rivolse a Momor che gli stava vicino – Riesci a sentire qualcosa? Stiamo andando in una direzione sensata secondo te? –
– E’ difficile rispondere. Mi trovo molto meglio negli spazi aperti piuttosto che i recessi del sottosuolo. Thorrin saprebbe gestire meglio la situazione e… – si riese conto solo allora che il nano non era più con loro e che non sapeva nemmeno se fosse più vivo. Il silenzio calò fra di loro, Momor procedeva a testa bassa preda della tristezza che il pensiero aveva generato.

Fu allora che si rese conto delle pulsazioni. La copertura biologica che permeava tutte le caverne sembrava infatti pulsare ad un ritmo molto maggiore rispetto a prima. Il cacciatore si accovacciò e toccò il terreno con una mano chiudendo gli occhi.
Uno ad uno i membri del gruppo si fermarono. Banedon, lasciata la testa del gruppo si avvicinò all’elfo.
– Che succede Momor? –
– Il battito di questa cosa – rispose tenendo gli occhi chiusi – è molto aumentato rispetto a prima.
– E’ vero – confermò Meushi che stava imitando il cacciatore.
– Si…ma che significa? – chiese Banedon.
Istintivamente tutti si girarono verso Zapp. Il soldato cercò di incrociare lo sguardo di tutti.
– A dire il vero…non lo so. Non è una cosa che è stata riportata nei diari di missione. –
– Pensandoci – aggiunse dopo una breve pausa – potrebbe significare due cose. Le creature hanno aumentato la loro attività e quindi necessitano di più risorse, oppure ci stiamo avvicinando al punto d’origine…al “cuore” di questa cosa. Ma non sono un exobiologist non ne ho la certezza.
– Cacciatori, pensate di poter seguire la traccia? – chiese Numenor
Gli elfi si guardarono, poi Momor rispose – Si, non dovrebbe essere complesso –
– Perfetto, allora riformiamo il gruppo con Meushi e Momor in testa vicino a Banedon. Muoviamoci…prima chiudiamo questa cosa e prima possiamo cercare l’uscita e cercare gli altri. –
Numenor sembrava aver in pugno la situazione, doveva farlo poichè Sarya era ancora in balia dello sconforto. Per quanto lo riguardava la sacerdotessa poteva non aver appreso nulla della scoperta e della strategia appena discusse.
– E’ meglio che chi indossa un armatura in metallo stia in testa ed in coda al gruppo – disse Banedon – se davvero ci avviciniamo alla Regina mi aspetto che ci siano dei soldatia  proteggerla.
Wolborg e Shieed si spostarono nelle retrovie assieme a Jendevis. Numenor raggiunse Banedon in testa e nel passare accanto ad Elenid gli sussurrò – Tieni d’occhio Sarya amico, non è in lei. –
L’evocatore annuì e posò una mano sulla spalla del paladino prima di avvicinarsi alla sacerdotessa.

Ancora una volta ripesero il cammino. Per circa venti minuti continuarono a procedere, fermarsi per brevi consultazioni e riprendere. Alle volte le pulsazioni sembravano calare, allora cambiavno direzione e tornavano indietro. Quando invece sembravano aumentare procedevano.

Parlando in elfico Momor sussurrò – Stiamo girando in tondo secondo me. Ma penso di aver capito come questa cosa si comporta. –
– Allora fai strada – rispose Meushi.
Momor fermò per l’ennesima volta il gruppo e cambiò direzione. In pochi minuti si trovarono in un’unica galleria che differiva dalle altre: non aveva intersezioni di nessun genere. Era un lungo tunnel alla cui fine pareva esserci una luminescenza.

– Forse ci siamo – sentenziò il cacciatore
– Allora chiudiamo questa partita!! – disse Banedon digrignando i denti.

*****

Il tunnel, verso la fine, svoltava a destra e da lì parevano provenire la luce ed il calore. La temperatura era ulteriormente aumentata infatti.

Il gruppo avanzava lentamente, cercando di minimizzare ogni singolo rumore. In pochi istanti si ritrovarono a ridosso della curva. Banedon fece cenno loro di attendere, si avvicinò alla parete di destra e strisciandovi contro si sporse fino a poter vedere oltre.

Gli altri restarono indietro osservando il guerriero immobilizzarsi nel momento stesso in cui fu in grado di vedere oltre al curva.

Tutti trattennero istintivamente il respiro attendendo un cenno dal gerriero. Cenno che non arrivò.

Zapp riprese a respirare ed iperventilare: i muscoli delle braccia e delle gambe tremavano vistosamente e le nocche delle mani erano bianche da quanto stringevano la sua arma.
– Cerca di tranquillizzarti amico – gli disse Deatharrow a bassa voce – non sarai di nessun aiuto così. – Zapp parve rinsavire e cercò in una tasca dei pantaloni un altro di quegli stim-pack. Se lo iniettò e poco dopo riprese il controllo.

Nel frattempo Banedon era rimasto esattamente nella stessa posizione.

Numenor gli si avvicinò di qualche passo. – Banedon – sussurrò – Banedon!! Ma che succede? Parlaci! –
Il guerriero staccò la mano dalla parete e fece cenno di avanzare. Tutti si spostarono e Banedon, staccatosi dalla parete, riprese la testa del gruppo che ormai aveva superato la curva.

Davanti a loro si apriva un’ampia stanza semicircolare. Ad intervalli irregoalri dalle pareti fuoriuscivano cascate di lava ed il magma si riversava in un letale ruscello che correva quasi del tutto attorno alla stanza prima di scomparire nel profondo della roccia. Nel muro in fondo alla stanza da uno squarcio nella parete le crature entravano ed uscivano in continuazione saltando senza problemi il magma incandescente. Quando entravano nella fessura della roccia trasportavano degli oggetti simili a uova alte circa mezzo metro.

Ma quello che tolse il fiato a tutti fu la visione di chi occupava il centro della stanza. Una versione gigantesca delle creature tanto indaffarate, alta almeno sei metri con possenti gambe e braccia. Una lunga testa liscia e lucida che, nella parte posteriore, presentava delle creste acuminate molto simili ad una corona.

Era la Regina.

Zapp era pallido in volto, nonostante l’iniezione stimolante di poco prima. Riusciva comunque a non tremare e parlare quasi normalmente – mio Dio!! Una Regina…ed allo stadio adulto. –
– Adulto e fertile direi – aggiunse Jendevis indicando la grande sacca pulsante che dall’addome della regina si estendeva per qualche metro. Una creatura era in prossimità dello sfintere posto alla fine della sacca; dopo alcune contrazioni una delle uova fu riposta al suolo, la creatura la recuperò subito con delicatezza e si avviò verso l’apertura nella parete.
– Da ognuna di qelle cose nasce una di quelle schifezze? – chiese Shieed
– Si…alla fine si. Come accennavo ad alcuni di voi prima, queste creature hanno bisogno di un ospite vivente da poter infettare prima di poter evolvere allo stadio che vediamo di fronte a noi.-
– Vuo….vuoi forse dire come quelli?! – la voce di Kiriany tremava e così anche il braccio sinistro che, ora alzato, puntava verso la parete alla loro sinistra. Sulla roccia

erano presenti una ventina di bozzoli ognuno dei quali conteneva uno degli ospiti di Cui Zapp aveva appena parlato. I bozzoli contenevano l’ospite avvolgendolo completamente dalle gambe fino al torso, tenendo le braccia intrappolate ma lasciando la parte superiore libera. Alcuni degli sfortunati occupanti erano ormai stati consumati dal bozzolo stesso e solo collo e testa rimanevano visibili. Alcuni di quelli non ancora consumati avevano il volto coperto da una piccola creatura simile ad un ragno: con le zampe abbracciava completamente la testa e con la lunga coda si assicurava al collo. Gli ospiti erano di razze diverse, tra quelle che ancora si riuscivano a distinguere c’erano dei goblin, dei draconici precedenti abitanti delle caverne ed umani probabilmente parte dei due gruppi inviati da Theramore e dall’equipaggio della nave di Zapp. Tra gli umani c’erano anche Halliwell, Laren con il volto coperto da una delle creature-ragno e Palladio.

Tale visione lasciò tutti scioccati ma per Sarya fu davvero troppo. Il suo già provato equilibrio psicologico andò in frantumi iniziò quindi a correre gridando verso i bozzoli.

Numenor non fece in tempo a fermarla dato che anche lui era attonito di fronte a tale visione.

– NOOOO!!! NOOOOOOOO!!!! Lasciateli andare!! Sono finiti così per causa mia….CAUSA MIA…ed io li libererò!!! – mentre gridava e piangeva, dalle sue mani partirono globi d’ombra diretti ai bozzoli che imprigionavano i suoi amici.

– Oh mio Dio… – disse Banedon rivolgendo la propria attenzione alle creature che, dall’ignorarli completamente, erano ora tutte rivolte verso di loro. – PRONTI A DIFENDERVI!! – gridò il guerriero infondendo forza ai suoi compagni e portandosi in prima linea.

Le creature avanzavano di corsa verso di loro ed erano almeno una ventina. Quelle al suolo. Infatti dallo squarcio nella pietra iniziarono ad uscire altre creature che procedevano su pareti e soffitto usando tutti e quattro gli arti senza evidenti problemi.

– E’ ora dei fuochi d’artificio – disse Deatharrow caricando la balestra con i suoi quadrelli esplosivi – Zapp tu a destra, io a sinistra, gli altri pensino al centro! –
I cacciatori ed il soldato aprirono il fuoco. Le esplosioni della balestra di Deatharrow e dalle granate del fucile di Zapp mietevano vittime su pareti e soffitto sbalzando creature nella lava sottostante ed al centro della caverna.

Nel frattempo la prima linea stava combattendo con l’avanguardia delle creature, Banedon e Numenor stavano tenendo a bada una decina di creature mentre Shieed e Wolborg assestavano colpi letali. Jendevis in forma d’orso copriva il fianco destro fermando altre quattro creature mentre Elenid e Deathspike li bersagliavano con incantesimi arcani e globi di fiamma.

Meushi e Momor dividevano i loro attacchi tra i gruppi in mischia e quelli che si stavano avvicinando di corsa.

Kiriany era l’unica curatrice del gruppo e con un enorme dispendio di energie cercava di distribuire gli incantesimi di cura e protezione su tutti coloro che necessitavano. La paladina era attorniata da una potente luce ed un paio d’ali dorate erano apparse sulla schiena e chiaramente visibili. Sapeva che la vita di tutti loro dipendeva dalla sua riuscita e la maledetta situazione che attenuava i risultati delle cure in quel luogo di certo non l’aiutava. Shieed e Numenor di tanto in tanto aiutavano, ma i loro sforzi erano richiesti altrove.

Sarya avrebbe potuto aiutare, ma la sacerdotessa continuava ad attaccare i bozzoli incurante dell’inferno che l’attorniava e delle tre creature che avanzavano verso di lei.
Numenor invece si rese ben conto di cosa stava per accadere – Sarya…SARYA!! Attenta, dietro di te!! – ma la donna non lo ascoltava. Fu allora che il paladino ruppe le fila e con uno scatto corse verso di lei.
– No Nume, aspetta!!!! – gridò Banedon. Due delle creature in mischia seguirono il paladino, ma le altre approfittarono del nuovo varco per arrivare alle retrovie. I compagni animali dei cacciatori iniziarono allora a d attaccare e proteggere i propri padroni. Arcas, Azalin e Fang si avventavano sulle creature con artigli e morsi. Deathspike fu colpito in pieno petto dalla coda di una delle creature e fu sbalzato contro una parete. Rialzandosi notò alcune rocce a terra che emettevano uno strano bagliore molto simile a quello rivelato dall’incantesimo il giorno prima, con un movimento rapido raccolse una manciata di quelle pietre e le infilò in una tasca della tunica.

Le tre creature intanto furono addosso a Sarya che si accorse in quel momento dell’attacco. Con un grido la donna si accovacciò a terra schivando un’artiglio di uno degli attaccanti. A quel punto Numenor fu a loro portata e si pose come ultimo baluardo tra la donna ed i mostri.
– Ci sono io Sarya…li tengo a bada, torna verso il gruppo….ora! –
La sacerdotessa si alzo in piedi tremando vistosamente ed in lacrime, ma non si allontanò dal paladino….si fece anzi più vicina. Troppo vicina, alla portata di una delle cinque creature che Numenor stava gestendo. Un colpo d’artiglio la colpi giusto alla base del collo aprendo tre profondi squarci; la donna si accasciò all’istante.
– NOOOO!! – gridò Numenor voltandosi verso di lei e restando del tutto indifeso agli aggressori, i quali non attesero un istante a sferrare attacchi fatali.

Il paladino in lacrime stava osservando l’amica riversa al suolo in una pozza di sangue e quasi non si accorse del colpo che gli fece volare via l’elmo. Numenor rinsavì allora e cercò di risollevare lo scudo, ma il braccio sinistro non rispondeva. La spalla infatti era stata bersaglio di un fendente e grondava ora sangue lasciando braccio e scudo del tutto inutilizzabili. Il paladino fu allora sbalzato a terra dalla massa delle creature le quali in breve eliminarono il difensore umano.

Nelle retrovie Kiriany aveva seguito la scena in tutto e per tutto, con le lacrime che le solcavano il volto, non aveva avuto nemmeno il tempo di gridare tanta era la fatica per cercare di ridare energia vitale ai suoi compagni. Gli schizzi di sangue delle creature infliggevano danni considerevoli all gruppo. Alla lunga combattere a quel modo avrebbe decretato la loro fine.

Anche Banedon e gli altri erano giunti alla stessa conclusione. Soprattutto quando dalla feritoia nella roccia alle spalle della Regina iniziarono ad uscire altre creature. Una quarantina almeno.

“E’ la fine” pensò Banedon “Ma non me ne andrò qui in ginocchio…venderò cara la pelle”. Finito questo pensiero Banedon inspirò profondamente ed emise un urlo di battaglia terrificante. Per un istante le creature attorno parvero ritrarsi intimorite, questo consentì al guerriero il minimo vantaggio per portare di fronte a sé il suo possente scudo e caricare. Jendevis a fianco a lui fece lo stesso, si alzò sulle zampe posteriori svettando in tutta la sua altezza e ruggì ferocemente. Aprendo le zampe anteriori in un letale abbraccio si lasciò cadere in avanti e caricò a sua volta.

In quell’istante la terra iniziò di nuovo a tremare.

*****

– No…ora NO!! – imprecò Shieed mentre calava fendenti con la sua enorme spada. Il filo dell’arma, come quelle dei suoi compagni, era pesantemente rovinato dal sangue delle creature ma riusciva ancora a sortire il suo letale effetto.

La roccia iniziò a franare dal soffitto ed i tremori della terra si presentarono ad intervalli regolari, come se un enorme martello da guerra stesse colpendo l’intera montagna.

Fu allora che la parete sinistra della sala crollò aprendo un grande varco dal quale emerse un altrettanto enorme drago nero.

Una dragonessa per la precisione, ed estremamente infuriata: Onyxia.

Rivolgendosi alla creatura che infestava la sua dimora Onyxia gridò in draconico – Lontana dalle mie uova e dai miei figli MALEDETTA!! –
La regina emise un forte sibilo rivolta al dragone. In quell’istante le creture sulle pareti e quelle che attaccavano il gruppo ripiegarono verso la loro regina. Allo stesso tempo un altrettanto elevato numero di draconici e piccoli draghi volanti fece irruzione nella sala. Onyxia inspirò profondamente per qualche momento ed espirò un letale respiro di fuoco che investì in pieno due dozzine di creature e la regina.

Draconici e creature combattevano corpo a corpo, Onyxia entrò del tutto nella sala camminando fra le fiamme e falciando con le poderose zampe i nemici attorno a sé. Dalle fiamme la Regina, staccatasi dalla sacca ventrale delle uova, spiccò un balzo verso il dragone ed in breve furono in mischia rotolandosi fin contro la parete della caverna.

Questo inaspettato arrivo consentì agli avventurieri di riprendere fiato e constatare la loro situazione. Banedon era carponi al suolo e respirava profondamente, la sua arma era ridotta altrettanto male e lo scudo spezzato a metà. Shieed e Wolborg erano in piedi e reggevano Deathspike privo di sensi. Zapp era a terra, il braccio sinistro era stato reciso all’altezza del bicipite ed aveva altre profonde ferite sul petto. Momor ed Elenid stavano aiutando Kiriany e Jendevis mentre Meushi era accosciata accanto al fratello.
L’elfo era ridotto male, aveva sangue delle creature su tutto il corpo e le bruciature erano profonde.
– Le….le cariche… – riuscì a sussurrare debolmente – ferm…fermatel… – ma non riuscì a terminare la frase. La testa cadde rivolta su un fianco esalando l’ultimo respiro.

Poco distanti si trovavano Azalin e Fang, anche loro immobili: avevano combattuto fianco a fianco fino all’ultimo. Arcas invece era tornato da Momor, la zampa posteriore destra era messa male, ma il lupo riusciva ancora a camminare usando le altre tre e zoppicando.

– Parlava degli esplosivi vero? – chiese Wolborg mentre aiutava Banedon a rialzarsi. L’elfa annuì senza parlare.
– Beh – continuò Wolborg – pare che gli unici due in grado di usarli non possano più farlo. Dobbiamo inventarci qualcosa. –
– E dobbiamo farlo in fretta – disse Elenid – quelli non resteranno per sempre là – indicando le creature.

Meushi si alzò e si girò verso di loro – Li azionerò io. –
– Cosa?!?! – chiese Wolborg sgranado gli occhi.
– Ho sentito mio fratello ripetere le istruzioni di Zapp fino alla nausea. So come armare questi cosi e come farli detonare. Ho solo bisogno di un pò di tempo non ho la sua manualità. Voi andatevene, chiuderò io questa storia! –
– Non esiste – disse Elenid – andiamo tutti o restiamo tutti! –
– Io di sicuro resto con te – disse Wolborg.
– No – ribadì la cacciatrice – voi dovete tornare ed avvertire di quanto successo qui. E tu – disse guardando Wolborg negli occhi e staccandosi dal collo il piccolo sacchetto in cuoio che teneva come ciondolo – devi portare questi al tempio della Luna a Darnassus e piantarne il contenuto nei sacri giardini di Elune. Lo farai per me? –
Meushi tenne le mani del guerriero fra le sue dopo avervi riposto il suo dono.
– Allora lo farai? –
– Si, lo farò – disse Wolborg mentre sul volto calavano calde lacrime
– Grazie – rispose lei sorridendo – ora andate!! – disse mentre raccoglieva da terra la balestra a quadrelli esplivi di Deatharrow e radunava i due zaini esplosivi.

– Hai detto che hai bisogno di tempo – disse Jendevis – a quello penso io. In più con questa gamba non potrei proprio scappare da nessuna parte. –
La gamba sinistra infatti presentava una grande ferita ed il sangue defluiva in rapidità.
– Grazie sorella, che la benedizione di Elune possa aiutarti –
– Che possa aiutare tutti noi – rispose la druida prima di tramutarsi nuovamente in orso.

Il gruppo si preparò quindi a mettere in atto il piano.

– Momor – disse Meushi – tu li devi portar fuori di qui in fretta. Cercherò di azionare questi cosi il più tardi possibile, ma se la situazione dovesse peggiorare potrei far detonare tutto subito. –
– Ho capito. Conta su di me. –

Wolborg aiutava Banedon, Shieed aveva Deathspike caricato in spalla mentre Momor, Kiriany ed Elenid riuscivano a muoversi autonomamente.

La paladina si avvicinò in lacrime alle due elfe della notte – Grazie amiche –
– Ora andate – disse Meushi – non attardatevi o rischiamo di mettere a repentaglio questo piano
– Ora andiamo – disse Kiriany – ma non prima di aver fatto l’ultima cosa che posso fare per voi – detto questo la paladina dette fondo a tutte le sue energie e le sue mani furono pervase da Luce divina come mai prima. Impose le mani sulle due elfe e le loro ferite si richiusero quasi del tutto restituendo loro forza vitale.

La paladina barcollò ed Elenid fu pronto a sorreggerla.

– Via…ora! – disse Meushi.

Mentre il gruppo iniziava ad allontanarsi delle creature si staccarono dalla mischia con i draconici ed iniziarono a spostarsi verso di loro. L’ultima cosa che Elenid e Wolborg riuscirono a vedere fu Jendevis caricare le creature e Meushi sparare con la balestra esplosiva all’imbocco del tunnel per chiudere l’accesso, e l’uscita, una volta per tutte.

Momor in quel momento lanciò un incantesimo per garantire a lui ed agli altri di correre molto più in fretta. Il cacciatore sentiva le pulsazioni sotto i suoi piedi aumentare a dismisura, le creature stavano impiegando parecchia energia in quello scontro e la cosa li avrebbe avvantaggiati: tanto più restavano concentrati sullo scontro tanto più tempo avrebbero avuto loro per poter scappare.

Il labirinto di tunnel sembrava inestricabile. In un paio d’occasioni Momor si fermò per capire dove dirigersi e poi riprendere la corsa. La direzione almeno pareva essere quella giusta, la temperatura infatti era andata calando sempre più. Stavano ormai correndo da dieci minuti quando un enorme boato giunse dalle profondità del terreno e l’onda d’urto sbalzo tutti quanti facendoli rovinare al suolo.

Meushi e Jendevis ce l’avevano fatta.

– Tutti bene? – chiese Kiriany
– Si – disse Wolborg
– Si…più o meno – rispose Shieed sollevando Deathspike e rimettendolo in spalla
– Presto – disse Momor – riprendiamo la corsa…se il mio udito non mi tradisce non siamo più soli. –

Così ripresero a correre ma il gruppo di inseguitori pareva guadagnare terreno su di loro dato che i rumori della loro corsa diventavano sempre più evidenti anche ad orecchie non elfiche.
– Non voltatevi – incitò Momor – non rallentate. guardate là!! L’ingresso è visibile ormai! –
La luce dall’esterno era chiaramente visibile alla fine del tunnel. Momor aveva tenuto fede alla propria parola, li aveva riportati in superficie ed in fretta.
– Non appena usciamo state pronti, mano alle armi! – disse Wolborg.
Momor fu il primo a raggiungere l’uscita riemergere nel vitreo e spoglio panorama. Lo seguirono Wolborg con Banedon, Shieed con Deathspike ed Elenid. Kiriany chiudeva le fila e la stanchezza per un attimo la colse. Inciampò e cadde a pochi metri dall’esterno. Nel rialzarsi, poggiandosi ad una parete sentiva sempre più vicine le creature in corsa.

Alzando lo sguardo sulla parete vide qualcosa di luccicante incastrato nella roccia ed un filo quasi trasparente che percorreva la parete scendendo nelle profondità. Ad un tratto ricordò: era il piano “B” di Deatharrow. L’elfo si era fermato ad intervalli regolari piazzando questi dispositivi e collegandoli tra loro mentre scendevano. Avendo un pò imparato a conoscere le manie dell’elfo, la paladina pensava di sapere cos’erano quelle cose. Con l’elsa del martello sacro, scrostò parte del gesso misto a terriccio che l’elfo aveva usato per mascherare il dispositivo fino a rendere accessibile un piccolo interruttore. Kiriany lo premette. Il piccolo dispositivo iniziò a ticchettare ed emettere fumo. La paladina riprese allora a correre verso l’uscita avvertendo gli altri – Allontanatevi, presto! Via, via!!! –

Una sequenza di esplosioni a brevi intervalli l’una dall’altra iniziarono dal fondo della caverna avvicinandosi sempre più all’ingresso facendo collassare il tunnel. L’ultima esplosione fece crollare anche le rocce antistanti l’ingresso chiudendo la via una volta per tutte.

Tutti stavano riprendendo respiro dopo la corsa.
– Ce l’abbiamo fatta – disse Elenid
– Si – rispose la paladina reggendo in grembo la testa di Banedon che si era sdraiato al suolo.
– Temo che dobbiamo aspettare ancora per festeggiare – disse Wolborg – guardate! – ed indicò un gruppo di draconici, una dozzina circa, che costeggiava la parete di roccia da Nord e correva verso di loro.
– Ma non finiscono mai!?! – chiese Momor – Resta qui e proteggili – disse ad Arcas riferendosi a Kiriany e Banedon, dopodichè incoccò una freccia e corse verso i nemici.
Wolborg ed Elenid fecero lo stesso.
Shieed adagiò il mago privo di sensi a terra poi si girò verso i nemici – Troppi amici sono caduti oggi…ora basta! – disse alzandosi in piedi e reclinando la testa all’indietro – ADESSO BASTAAAA!!!! – in un lampo di luce due ali comparvero sulla sua schiena come a Kiriany poco prima. Brandì quello che restava della sua arma e caricò la prole di Onyxia.

La paladina, il guerriero ed il lupo si trovavano ora ad una cinquantina di metri dallo scontro. Kiriany era troppo debole per pensare di alzarsi ed andare ad aiutarli, anche se non avrebbe potuto fare molto: aveva del tutto finito le energie.
Arcas inizò a ringhiare e si girò di scatto, altre cinque creature si avvicinavano da Sud ed erano riuscite ad avvicinarsi molto a loro. Il lupò balzo al collo di uno di loro tenendolo impegnato. Le altre quattro creature però furono in un lampo addosso alla paladina. Quello più vicino alzò la sua spada sopra la testa e con un ghigno si preparò a calare un violento colpo. Kiriany non poteva fare nulla, non aveva la forza per farlo. L’unica cosa che fece fu fare scudo con il proprio corpo a Banedon, stringergli la testa e, con gli occhi chiusi, attendere il colpo.

Il colpo però tardò ad arrivare. Ad un tratto i suoni attorno a lei erano diventati ovattati, come se avesse avuto un grande cuscino a coprirle testa. Kiriany riaprì gli occhi ed alzando la testa guardò verso l’alto. La spada del draconico, con sorpresa di entrambi, era ferma contro uno scudo di energia che proteggeva la paladina. Solo che lei non aveva lanciato nessun incantesimo.
Una voce femminile dall’esterno gridò – Per i Naruu!! – ed in un lampo una guerriera Draenei caricò con una spallata il draconico di fronte a lei impegnandolo in combattimento.
Kiriany si guardò attorno per capire cosa stesse succedendo: poco distante un paladino umano stava lanciando incantesimi di cura sulla guerriera ed anche su di lei. Uno scudo volò in direzione di altri due draconici colpendoli e rimbalzando indietro dal propietario, un altro paladino umano stava ingaggiando combattimento. Al suo fianco una creatura simile ad un albero lanciava incantesimi di cura assicurandogli una facile vittoria sugli aggressori.

In poco tempo i draconici furono abbattuti. Il paladino che stava curando la guerriera si avvicinò a Kiriany e, togliendosi l’elmo le chiese – Tutto a posto? Stai bene? –
– Si – rispose lei – i miei amici, aiutate loro per favore! –
– Andiamo – disse la guerriera caricando. Il paladino dallo scudo lucente scattò a sua volta mentre la creatura albero, in uno sbuffo si trasformò in un giaguaro e corse verso l’altro gruppo di combattenti. Era un druido, non l’aveva riconosciuto fino a quel momento.

– Chi sei tu? – chiese Kiriany guardando l’umano.
– Mi chiamo Shockwave – disse facendo un piccolo inchino – al tuo servizio. Io ed i miei compagni di avventura stiamo tornando da una missione in territorio Orda ad Ovest di qui e stiamo andando verso Theramore. Cos’è successo a voi? Sembrate malmessi…anzi fammi controllare il tuo amico, se posso… –
– Certo – disse lei – fai pure. –
Shockwave iniziò a curare le ferite di Banedon e Deathspike…senza evidenti problemi come successo a lei o gli altri curatori.
– Allora – continuò lui – cosa vi è successo? –
– La nostra è una storia lunga ed ho bisogno di riposo prima di poterla affrontare. Tra l’altro Theramore è anche la nostra destinazione, quindi credo faremo parte del tragitto assieme. –
– Bene – disse sorridendo.

Nel frattempo il gruppo distante dei draconici era stato sconfitto ed i combattenti tornavano verso di loro. Shieed esordì – State bene? Tutto a posto? –
– Si Shieed grazie, se non fosse stato per loro non saprei come sarebbe andata a finire. –
– Già – prosegui Wolborg – anche a noi è arrivato un gradito aiuto. –
– A questo punto – disse Shockwave – sono obbligatorie le presentazioni. La guerriera accanto a me è Pestarella, Allanem è il nostro curatore druido ed infine ci siamo noi due paladini, Mythas ed il sottoscritto Shockwave.

Dopo aver presentato i superstiti del gruppo dei FENICE Kiriany disse in tono mesto – Conviene muoverci in fretta verso Est ed arrivare a Theramore il prima possibile, abbiamo gravi notizie da riportare. –

– In marcia allora, così potrete raccontarci cosa vi è successo – disse Shockwave.

*****

Tre mesi più tardi Wolborg varcava la soglia del tempio della Luna a Darnassus. Era passato parecchio tempo dall’utlima volta che si era trovato nella capitale Elfica nel regno di Kalimdor ma ogni volta era come la prima. Era pervaso di un senso di pace ed armoia.

Nel tempio una fontana era posta ai piedi di una grande statua di Elune. Arrivò di fronte ad essa e si inginocchiò in preghiera.
– Elune – disse a bassa voce – sono qui per portare a termine un favore chiesto da un’amica. Ti prego di concedermi tua grazia.
Restò in ginocchio ancora qualche istante fino a sentire un calore che lo irradiava dall’interno. Interpretò quel segno come buon auspicio a procedere, quindi si alzò ed iniziò a camminare per i giardini del tempio cercando il posto adatto per procedere.

In un angolo del tempio una zolla di terra era irradiata dalla calda luce del sole. I raggi filtravano da una delle grandi finestre; si accovacciò e scavò con le mani un piccolo buco. Dopodichè sfilò dal collo il piccolo sacchetto di cuoio che Meushi gli aveva dato tempo prima, lo aprì e riversò i semi in esso contenuto nel terreno. Dopo aver ricoperto il buco fatto si recò alla fontana e riempì le mani a coppa con l’acqua portandola ai semi appena interrati.
– Come volevi tu Meushi. Ti prometto che fin quando potrò mi recherò qui appena possibile per vedere questa piccola meraviglia. –
Le lacrime del guerriero scorsero sul suo viso e caddero sul terriccio.

Wolborg quindi si alzò e si allontanò dal tempio, si sarebbe dovuto rimettere in viaggio per Stormwind molto presto.

*****

Share with